“CHE MANGINO BRIOCHES!”. LE MODERNE MARIA ANTONIETTA DELLA CORTE DI MATTEO RENZI /2^ parte – FINE

(clicca QUI per leggere la prima parte dell’inchiesta)

La frase «Se non hanno più pane, che mangino brioches» (in francese «S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche») è tradizionalmente attribuita alla regina di Francia Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, moglie del re Luigi XVI, che l’avrebbe pronunciata riferendosi al popolo affamato durante una rivolta dovuta alla mancanza di pane. Nonostante l’ormai risaputa forzatura storica, questa frase è rimasta emblematica per definire l’insipienza di chi, non avendo mai conosciuto il bisogno o la fame, non riesce neanche a rendersi conto che questa possa esistere. Questo è anche l’epitaffio, sotto forma di sberleffo, che la storia ha apposto sulla pietra tombale dei sovrani frivoli ed imbecilli, incapaci di comprendere quando la pazienza del popolo aveva raggiunto il limite e la sua furia presto li avrebbe travolti. Anche se, ad onore del vero, Maria Antonietta affrontò il carcere e salì sul patibolo con molta dignità, dimostrando sul luogo del suo sacrificio il lignaggio che aveva tradito e deturpato in gioventù.

Quante Maria Antonietta, cioè giovani e frivole nobildonne avvolte nella bandiera della strana sinistra “Martini & Rossi” che è il PD, siedono oggi nella corte di Renzy-gallo (come-sono-bello-stamattina)?

Diverse, e tutte in vista. Ne abbiamo selezionate quattro particolarmente inclini al “mangino brioches”, cioè alla gaffe snob e sintomatica della “figlia di papà” che non ha mai avuto bisogno di lavorare veramente, di fare la moglie o la mamma, ma neanche la figlia in casa, se vogliamo.

Dopo aver raccontato della “incredibile leggerezza” di Maria Elena Boschi e Pina Picierno, ecco a voi la seconda parte de “LE LADY BRIOCHES DEL PD”.

Le brioches della Serracchiani.

Di Debora Serracchiani (Roma, 10 novembre 1970) non si può dire che sia figlia d’arte, né che abbia avuto padrini politici. Questo no.
Lei è stata una bravissima attrice che quando ha fiutato il momento giusto ha saputo trasformarsi, meglio di Arturo Brachetti, in un’altra persona, cioè nella persona “giusta”: era il 21 marzo del 2009, e Dario Franceschini era da poco subentrato al dimissionario Walter Veltroni come segretario del Partito Democratico in un clima da psicodramma collettivo, con il PD che sembrava una nave malconcia dopo la battaglia e pronta ad affondare.
C’era palpabile nell’aria il bisogno di una sterzata decisa, e gli iscritti al PD erano disposti ad aggrapparsi a qualsiasi cosa che desse loro speranza per il futuro. La Serracchiani (ma potremmo definirla anche la “Furbacchiani”) fiutò, come abbiamo detto, quella opportunità e si giocò la carta della vita in un’assemblea dei circoli del partito. Ma prima di prendere la parola ebbe cura di studiare ogni particolare: cosa voleva il popolo del PD? Speranza.

E la speranza non può che venire dai giovani.
Allora Debora si trasformò in giovanissima: via ogni trucco, via orecchini e collane, via tailleur, via le scarpe col tacco 12, via i suoi (all’epoca) quasi 40 anni, nascondendo la sua professione di avvocato, eccola trasformarsi in una studentessa più o meno (forse meno) 25enne, in scarpe da tennis, giubbino aperto su due magliette da centro sociale e jeans, e soprattutto una semplice pettinatura con frangione e coda di cavallo.
Ed ecco che grazie anche alla sua piccola statura, l’avv. Serracchiani di Udine si trasforma in Debora “Furbacchiani”, la coraggiosa “ragazzina” che senza timore reverenziale davanti al segretario nazionale del partito espone, con segreta sapienza forense, tutti i guai del PD e della sua dirigenza nazionale, con una serietà nel malmenare verbalmente i poveri D’Alema e Veltroni (ovviamente i furbi menano i perdenti e gli assenti) che nei 13 minuti di intervento – tutti a lisciare il pelo nel senso dell’orgoglio dell’appartenenza di sinistra del bastonato popolo dei democratici – le ottenne decine di ovazioni e le portò un’immediata fama nazionale: epico il suo passaggio quando finge di non riuscire, da bimba bene educata, a dare del “tu” al segretario nazionale Franceschini (di cui in effetti era solo 10 anni più giovane…), rimarcando il fatto che lui, Franceschini, non era “un volto nuovo”, però «Hai il compito di dare una credibilità nuova a questo partito, e ci stai riuscendo alla grande». Lei Slap, Slap, Slap, intorno a lei (Franceschini commosso in testa) tanti Clap, Clap, Clap. Perfetto. Da manuale del marketing politico: sbeffeggiare i perdenti, leccare i potenti. Debora “Furbacchiani” prendeva il volo sulle ali del ruffianesimo elevato a scienza politica.