​VULCANI ED ERUZIONI, FRANE, ALLUVIONI E VALANGHE: LA MAPPA ITALIANA DELLE ZONE A RISCHIO

Terremoti e vulcani. Come stanno il Nordest e l’Italia? I forti movimenti tellurici che si sono registrati nel 2016 fanno pensare e portano a farsi delle domande sulla condizione della Penisola e su quello che potrebbe accadere in futuro; in un futuro che non va inteso come prossimo ma i termini di millenni, perlomeno. Cerca di fare luce su questo delicato e complesso tema un eminente studioso del Dipartimento di matematica e geoscienze dell’Università di Trieste, il professore Silvano Sinigoi.

Quali sono le aree nel Triveneto dove in passato ci sono stati dei vulcani?
«Nella nostra regione, il Friuli Venezia Giulia, c’è stata un po’ di attività vulcanica circa 250-300 milioni di anni fa. Questo è testimoniato dalla presenza di rocce vulcaniche intercalate ai sedimenti in Carnia. Queste rocce hanno età comparabili con analoghe nelle Dolomiti: il porfido che affiora tra Trento e Bolzano e che viene usato per pavimentazioni esterne che ha circa 275 milioni di anni, e la zona di Predazzo-Monzoni, con minore attività, ha circa 220-240 milioni di anni. In Veneto ci sono i Colli Euganei, molto più recenti, che sta studiando l’Università di Padova».

Cosa vuole indagare e che importanza ha il suo studio in Piemonte per capire il meccanismo dei vulcani attivi?
«ll mio lavoro in Piemonte è iniziato circa 35 anni fa, in collaborazione con un gruppo di Modena. All’inizio studiavamo prevalentemente la zona Ivrea-Verbano, che è molto nota nella comunità scientifica per essere una sezione della crosta continentale profonda. In particolare studiavamo il “Complesso Basico”, che è un grosso corpo di magma basaltico intruso nella crosta inferiore.