Furti in città e provincia. La Polizia di Stato arresta tre albanesi: uno di loro confessa anche la rapina di Porporano

Il personale operante provvedeva a seguirli a piedi notando che, giunti in via Pedretti, i tre salivano su un’autovettura Golf di colore nero e si allontanavano a velocità sostenuta.

Si accertava che l’autovettura era compendio di furto consumato il 24 luglio 2016 ai danni di una donna parmigiana, sottrazione avvenuta a seguito di furto in abitazione durante il quale era stata rubata anche l’auto.

L’autovettura in argomento era perfettamente identica per marca modello e colore a quella un uso agli autori della rapina in villa perpetrata verso le ore 18,30 del 20 ottobre u.s. a Porporano.

Ritenendo che i tre avrebbero potuto fare ritorno in loco, veniva allertato altro personale della Squadra Mobile che provvedeva a posizionarsi sia all’interno che nei pressi del palazzo in argomento, da dove erano precedentemente usciti i tre individui.

Alle ore 20:15, come previsto, la vettura Golf nera tornava in questa via Pedretti ed i tre occupanti, precedentemente notati salirvi a bordo, scendevano dalla stessa e si incamminavano verso casa seguiti a breve distanza dagli investigatori dell’Antirapina.

I tre individui, dopo aver fatto accesso nel palazzo entravano nell’ascensore per salire ai piani superiori con il personale operante che saliva in contemporanea le scale, giungendo al terzo piano ove era già presente altro personale.

All’apertura delle porte dell’ascensore i tre individui, constatata la presenza del personale di Polizia si scagliavano contro gli operatori ingaggiando una violenta colluttazione sferrando pugni e calci, cercando ad ogni costo di divincolarsi, al fine di guadagnare la fuga. Gli operatori riuscivano a parare i colpi e grazie anche alla maggiore consistenza numerica (nove operatori) riuscivano, con non poca fatica, a bloccare a terra i tre individui immobilizzandoli poi con le manette in dotazione.

Stanti i presupposti di legge, una volta ammanettati, i tre individui fermati, poi identificati in GOCI Artan, KARAJ Ermal e RECI Arben venivano sottoposti a perquisizione personale che permetteva di rinvenire del denaro in contante, un braccialetto di oro giallo ed una piccola torcia.

Si procedeva, dunque, alla perquisizione presso l’appartamento individuato come il loro punto di appoggio all’interno del quale venivano rinvenuti i passaporti ed altri documenti dei tre albanesi, oltre numerosa refurtiva, composta da capèi di abbigliamento e borse di marca, orologi e monili in oro ed argento.