Bimbo salvato da un trapianto di fegato. Grazie a facebook

Ha rischiato di morire ad appena un anno e mezzo, ma si è salvato grazie a facebook. E’ successo ad un neonato venuto alla luce nel gennaio 2015. Marco, questo il suo nome, ha qualcosa che non va e i medici se ne accorgono quasi subito. Racconta il padre: «Quattro giorni dopo la nascita gli è stata diagnosticata una grave malattia che si chiama atresia delle vie biliari. Subito siamo stati indirizzati all’Azienda Ospedaliera di Padova».
Inizia il calvario. E’ necessario un trapianto di organi e Marco viene messo in lista di attesa. Il tempo però stringe.
L’attesa comincia a gennaio. Passano sette mesi, tanti, troppi. I donatori in Veneto e in Italia ci sono, ma le richieste sono tantissime. Così, arriva l’intuizione: i social network.
«Nostro figlio era in fin di vita, temevamo non ce la facesse. Dovevo trovare una soluzione, ho deciso di provarci con i nuovi media, Facebook ma anche twitter. Migliaia di persone hanno seguito il sito che ho aperto e mio figlio ha trovato l’organo. Ma altri ne hanno bisogno». racconta il padre.
Le condizioni del piccolo peggioravano, il fegato occorreva il più presto possibile. E il tam tam sui social network è stato utile.

Il padre ha fondato la pagina “Un fegato per…” e ha scritto un commovente appello: «Marco sta lottando con tutte le sue forze per la vita, ma ora più che mai ha bisogno di un immenso gesto di generosità. Se qualcuno, in qualche ospedale d’Italia sta vivendo un momento di profondo dolore come la perdita di un caro, può scegliere di donare la vita (…) Marco bussa alla porta del vostro cuore, donate gli organi di chi purtroppo non ne ha più bisogno».
Dopo venti giorni, il 17 agosto è stato trovato il donatore. Ed è stato effettuato il trapianto a Padova il giorno successivo.
«Sono convinto che questa pagina sia servita, credo che Facebook e gli altri social siano stati di grande aiuto nella mia vicenda» dice ora l’uomo.
Marco oggi sta bene, il padre è intenzionato a continuare la battaglia anche per altri bambini.

Riccardo Ghezzi
Padova, 2/11/2016