ROTTAMAZIONE/ SANATORIA CARTELLE EQUITALIA: FORSE CONVIENE ASPETTARE

La partita sulla convenienza della nuova definizione agevolata delle cartelle di pagamento di Equitalia (più comunemente detta rottamazione o sanatoria) si gioca sugli spiccioli. Minimo è, infatti, lo sconto offerto dallo Stato: al contribuente vengono scontati solo le sanzioni e gli interessi di mora; restano invece dovuti il debito capitale, gli interessi per dilazione di pagamento (4%) e l’aggio (seppur ricalcolato). A questo, ovviamente, si aggiunge l’azzeramento del rischio di pignoramenti che, per molti, è il vero spauracchio [1]. Ma se i soldi non ci sono e le rate entro cui pagare l’importo «agevolato» resteranno quelle poche confermate ad oggi (quattro), in pochi avranno la possibilità di aderire alla sanatoria.

A conti fatti, la domanda che hanno iniziato a farsi un po’ tutti i contribuenti è questa: «pagare o aspettare»? Ma «aspettare» cosa? Semplice: che le cartelle si prescrivano, ossia che scada quel termine massimo, previsto dalla legge, oltre il quale l’Agente della riscossione non può più pretendere alcun pagamento. Prescrizione che, lo ricordiamo, è di 10 anni per Irperf, Iva, Irap, canone Rai; 5 anni per i tributi locali (Imu, Tasi, Tari), per le multe e per i contributi previdenziali, 3 anni per il bollo auto. I termini decorrono dalla notifica dell’ultima cartella di pagamento.

Ebbene, se già di norma Equitalia “si riduce all’ultimo minuto” – a pochi giorni cioè dalla prescrizione – nell’inviare lettere di diffida o per avviare materialmente pignoramenti, fermi e ipoteche, adesso, con il passaggio di testimone ad Agenzia delle Entrate-Riscossione, è lecito aspettarsi un congelamento di tutte le attività, congelamento connesso all’incertezza e al trasferimento dei ruoli.

In altre parole, con la liquidazione di Equitalia, le scartoffie da trasmettere al nuovo ente pubblico economico, qualche fascicolo che di sicuro si perderà, le procedure di verifica e selezione del personaleche passerà al nuovo soggetto pubblico, magari qualche agitazione sindacale e la consueta incertezza degli organi in attesa della italianissima «circolare interna esplicativa», per molte cartelle potrebbe facilmente arrivare una sicura prescrizione. E dunque, chi non ha aderito alla rottamazione, perché ha preferito aspettare, avrà fatto la scelta più conveniente, non dovendo pagare neanche gli importi agevolati.

Chi, invece, ha preferito aderire alla sanatoria, non potrà più far valere la prescrizione: la presentazione dell’istanza di definizione agevolata, infatti, si considera un «riconoscimento del debito» e, in quanto tale, atto interruttivo della prescrizione. Il che significa che non ci si potrà più liberare della cartella a meno che si smetta di pagare anche la rottamazione e si attenda che si compia nuovamente la prescrizione per un periodo di tempo pari a quello previsto dalla legge.