Il tribunale di Milano salva il referendum: respinto ricorso di Onida

E’ salvo il referendum costituzionale previsto per il 4 dicembre. Il tribunale di Milano ha respinto anche l’ultimo ricorso, quello dell’ex presidente della corte costituzionale Valerio Onida. Secondo il giudice Loretta Dorigo non si ravvisano restrizioni alla libertà del diritto di voto.
Respinto anche un altro ricorso, depositato da un gruppo di legali composto da Aldo Bozzi, Claudio e Ilaria Tani con il supporto di Felice Carlo Besostri lo stesso pool che ha scritto il ricorso che ha determinato la bocciatura del Porcellum da parte della Consulta.
Secondo i ricorrenti, la legge istitutiva del referendum (la 352 del 1970) violerebbe la Costituzione perché non prevedendo il cosiddetto spacchettamento.
In effetti, l’unico quesito chiede di approvare o bocciare in toto una riforma non omogenea che contiene vari provvedimenti. Gli elettori sono chiamati a sceglierla o rifiutarla in toto, ma lo stesso problema si era verificato nel 2006 senza che il quesito sull’allora riforma venisse spacchettato. Secondo il giudice: “Il diritto di voto non pare leso dalla presenza di un quesito esteso e comprensivo di un’ampia varietà di contenuti” in quanto è la stessa Costituzione all’art.138 “a connotare l’oggetto del referendum costituzionale come unitario e non scomponibile”.

“E’ del tutto evidente  che competerà a ogni singolo elettorale formulare una valutazione complessiva di tutte le ragioni a favore e di quelle contrarie di tutte le parti di cui è composta la riforma, insieme considerate, esprimendo infine un voto sulla base della prevalenza del giudizio favorevole o sfavorevole formulato in ordine a talune sue parti, ovvero, secondo ogni altra valutazione”.

C’è anche da dire che un eventuale accoglimento del ricorso avrebbe comportato un probabile rinvio della data del voto, con evidenti problemi logistici. E, paradossalmente, lo slittamento avrebbe favorito il fronte del Sì, contro cui lo stesso Onida è schierato.
Insomma, i contrari alla riforma non ne avrebbero giovato più di tanto.

Riccardo Ghezzi
Roma, 11/11/2016