Tutte le incognite del Mattarellum

Nostalgia canaglia: il presidente della repubblica Sergio Mattarella è anche il promotore della penultima legge elettorale italiana, quella che porta il suo nome grazie alla fantasia del politologo Sartori, che l’ha per l’appunto ribattezzata Mattarellum. Si tratta della legge precedente all’odiato Porcellum, con cui gli italiani hanno votato nel 1994, 1996 e 2001, per poi essere sostituita dalla successiva il cui promotore principale era stato il leghista Calderoli, che davanti ad un attonito Mentana l’aveva definita “porcata”.
Il Mattarellum è definito un maggioritario corretto, sostanzialmente si tratta di un sistema uninominale con una quota di proporzionale.
Si tratta di una legge abbastanza complicata, ma pur sempre meno del Porcellum. Il 75% dei seggi parlamentari veniva assegnato tramite il maggioritario a turno unico, il restante 25% differiva tra Camera e Senato: al senato venivano ripescati i non eletti più votati tramite il cosiddetto “scorporo”, alla Camera si votava su una scheda aggiuntiva per assegnare con metodo proporzionale i seggi rimanenti. Vi era anche una soglia di sbarramento del 4% alla Camera.

Il sistema maggioritario con cui si assegnavano 475 seggi alla Camera e 232 al Senato era basato sui cosiddetti collegi uninominali: in ogni collegio c’erano candidati delle rispettive liste o coalizioni, colui che prendeva più voti entrava in parlamento. “Chi vince prende tutto”, come da regola del maggioritario. Non c’era quindi un premio di maggioranza su scala nazionale, semplicemente in ogni collegio il candidato più votato vinceva anche se non arrivava al 50%.
L’esigenza era quindi quella di arrivare primi in ogni collegio, proprio per questo per la prima volta sono state create le coalizioni pre-elettorali. Con il proporzionale non accadeva, perché le alleanze per formare il governo si facevano dopo le elezioni, tra i gruppi parlamentari.
Sono nate le esperienze della lista Progressisti nel 1994, dell’Ulivo nel 1996 e dell’Unione nel 2001 per quanto riguarda il centro-sinistra; del Polo della Libertà e del Buon Governo nel 1994, del Polo delle Libertà nel 1996 e della Casa delle Libertà nel 2001 per quanto riguarda il centro-destra.
Ed è nata anche la consuetudine del “presidente del Consiglio eletto dal popolo”, perché in ogni buon maggioritario che si rispetti il leader della coalizione vincente diventava capo del governo. Nelle ultime elezioni con il Mattarellum, nel 2001, il leader di coalizione era addirittura indicato sulla scheda elettorale.

Hanno vinto sia il centro-destra, nel 1994 e nel 2001, sia il centro-sinistra, nel 1996. La coalizione a sostegno di Romano Prodi però non aveva una maggioranza forte in senato ed è stata costretta a cambiare ben tre presidenti del consiglio e quattro governi in cinque anni. Meglio è andato al centrodestra nel 2001, che ha governato per l’intera legislatura cambiando solo due governi, entrambi a guida Berlusconi.
La Legge Mattarella sembra quindi garantire governabilità alla coalizione vincente senza stravolgere troppo gli esiti elettorali e assegnare un premio di maggioranza che sovrarappresenta eccessivamente la coalizione vincente. Non presenta quindi i profili di incostituzionalità rivelati dalla Consulta. E’ un buon sistema per favorire il bipolarismo e garantire governabilità.
Non si adatta, però, ad una scenario a tre poli, in cui tutti e tre corrono per vincere: centro-sinistra, centro-destra e Movimento 5 Stelle.
Matteo Renzi, il segretario del Pd, ha suggerito un ritorno al Mattarellum, accantonando definitivamente l’esperienza dell’Italicum. Salvini e Meloni hanno detto “sì”, purché si voti subito. Forza Italia nicchia, quasi certamente il Movimento 5 Stelle non appoggerà la proposta: i grillini sarebbero nettamente favoriti da un Italicum a doppio turno, eccessivamente penalizzati dall’uninominale.
Il rischio, in caso di ritorno al Mattarellum, oltre a quello della “minestra riscaldata” è il totale stallo in parlamento: con tre poli ci potrebbe essere il problema dell’anatra zoppa, nessuna coalizione avrebbe la maggioranza per governare. Cosa che invece il Porcellum, sovrarappresentando una delle tre, garantiva almeno alla Camera.
Staremo a vedere, ma la sensazione è che si apriranno le stagioni delle larghe intese, esattamente come se si votasse con il proporzionale.

Riccardo Ghezzi
Roma, 19/12/2016