La situazione di Mps è peggiore di quello che si crede

Giornali sul Monte. Sui quotidiani il caso Mps è esploso come un petardo delle feste di fine anno. Il primo caffè se ne va con il Corriere della Sera: “Sale il conto per salvare Mps”. Toh, che sorpresa. Repubblica ha il miglior pezzo del giorno sul caso, lo firma Marcello Esposito e la conclusione è questa: “Dopo il salvataggio italiano di Mps invece non è più chiaro se anche le obbligazioni subordinate siano escluse dal principio del burden sharing. Non è un problema da poco, anche per la strutturazione di soluzioni di mercato a problemi di carenza di capitale. Quale detentore di obbligazioni subordinate parteciperà più a un’offerta di scambio se può contare su termini così favorevoli in caso di fallimento e conseguente salvataggio pubblico?”. Risposta: nessuno. A questo si sommano coloro che hanno comprato le obbligazioni subordinate a prezzi rasoterra e se le ritroveranno rimborsate al 100 per cento o al 75 per cento. Un grande affare. Andiamo avanti. Sulla Stampa leggiamo un ottimo Alberto Mingardi ricorda a tutti che c’era un’alternativa: “Esiste un meccanismo europeo, l’Esm, per la ricapitalizzazione degli istituti di credito. Il suo intervento è coerente con quell’«unione bancaria» fatta di regole e impegni comuni di cui i nostri governi sono stati sponsor entusiasti. Perché non si è scelto quella via, per il salvataggio Mps?”. Semplice: ci avrebbero imposto obblighi che il ciclo elettorale non consente. I partiti sono a caccia di voti. E li pagano con i fondi della finanza pubblica. Un disastro.

Amri d’Italia. C’è altro da leggere sui giornali? Un rapido giro di titoli, un caffè ar vetro e Il Messaggero: “Amri fuggiva verso la Sicilia”. Amri è l’attentatore di Berlino. Tutta questa storia dice che l’Italia è una comoda piattaforma di lancio per i terroristi. Tanto che sul Giornale il titolo di taglio è il seguente: “Amri aveva complici a Milano”. Il Mattino giunge a una conclusione investigativa: “In Sicilia la base dell’attentatore”. Il Gazzettino rimette insieme le tracce dell’attentatore: “Le tappe italiane del killer di Berlino”. Il Manifesto va in Francia: “Amri, prima di Milano, tappa a Lione”. Lezione dopo la lettura delle prime pagine: Amri andava in giro dove gli pareva. L’hanno beccato due poliziotti a Sesto San Giovanni con un pizzico di fortuna e grande capacità di reazione. Ma poteva anche andare peggio e oggi avremmo un’altra storia da raccontare, quella di un terrorista in giro nel nostro paese. Meglio non dimenticarla, la storia alternativa.