NE ABBIAMO I BIGNARDI PIENI. GIÙ LE MANI DAI NOSTRI SOLDI PAGATI ALLA RAI

Dice: ma essere renziani non è mica una colpa. Accidenti, no! Anzi ogni tanto, diciamo così “aiuta”, come nel caso di Daria Bignardi.

Se poi hai un marito che si chiama Luca Sofri, direttore del quotidiano online Il Post, uno che quando incontra Renzi lo chiama “capo” (VEDI  QUI), la cosa ti aiuta ancora di più.

Se infine hai un figlio che appena diciannovenne si candida nelle liste del PD al Comune di Milano per Sala sindaco, nel quartiere “blindato” della Milano (radical) chic, quello di Zona 1, allora nessuno si può meravigliare se ti nominano direttrice di Rai3. Vuol dire che il tuo curriculum ha tutto al posto giusto, ma anche le amicizie giuste.

Ri-dice: ma che problema hai con la Bignardi? Niente di particolare, a parte che nella sua ormai lunga carriera (ha 55 anni, sia pure ben portati), l’unico “flop” di dimensioni fantozziane la Bignardi presentatrice e intrattenitrice l’ha avuto proprio in Rai, con una fotocopia delle “Invasioni barbariche”, intitolato “l’Era glaciale”, che pochi possono ricordare perché meno l’hanno visto.

Il giusto premio, se uno fallisce in Rai, è nominarlo direttore di rete, no? Mi sembra il minimo.

E dunque, perché questo pippone sulla Bignardi?

Perchè non solo sta sperperando milioni e milioni di euro dei cittadini, pagati con il canone Rai, ad esempio assumendo alla modica somma di 20mila euro al mese – lei che predicava all’inizio la valorizzazione delle risorse aziendali interne – un vice direttore preso tra i suoi amici personali, ma anche perché in questi giorni di feste natalizie, nei quali tradizionalmente si festeggia la famiglia ed i bambini, ha effettuato un’operazione ideologica che fa veramente rabbrividire: ha messo in prima serata, quindi in fascia protetta, uno pseudo programma intitolato “Stato civile”, già andato in onda con una prima serie, fallimentare per ascolti, in seconda serata, in cui si fanno vedere i filmini delle cosiddette “nozze gay”, con tanto di fantomatiche “famiglie arcobaleno”.

Giusto per imporre, con la forza brutale di chi fa un uso privatistico del mezzo televisivo pubblico, un modello di normalità che in tutta evidenza non esiste e non potrebbe mai esistere.

Questa operazione smaccatamente ideologica, omaggio ed inchino a gente come la Cirinnà (PD) o Scalfarotto (PD), sponsorizzati dall’ex ministro Maria Elena Boschi (PD), grande amica della Bignardi (PD), quindi tutta all’interno di un partito italiano che non voglio nominare, ha fatto veramente impressione a quella parte della politica italiana che dovrebbe – ripeto, dovrebbe – rappresentare il mondo cattolico.

Ma nel panorama politico nazionale, dove i cattolici eletti in Parlamento sembrano avere in massima parte l’elettroencefalogramma piatto, il partito che più ha fatto l’inferno per questa triste e bieca situazione è stato il piccolo Popolo della Famiglia, fondato da Mario Adinolfi e Gianfranco Amato.

Onore a questo piccolo drappello di persone coraggiose e di buona volontà, che già nei giorni scorsi aveva avuto grande risalto nazionale avendo scoperto, tramite il loro presidente nazionale, il giornalista Mario Adinolfi, appunto, che la neo-ministra all’istruzione ed all’università Valeria Fedeli non solo era senza laurea, ma persino senza diploma di scuola superiore.

Vediamo cosa ha detto il PdF di questa mini-serie di cinque puntate improntate alla diffusione della cultura gender ed omosessuale, ed alla rappresentazione edulcorata ed imbellettata dell’abominevole utero in affitto e connessa compravendita di bambini.