L’anno della Turchia inizia com’era finito il 2016. Dodici mesi di attentati da Istanbul al confine con la Siria

Il 17 febbraio anche i Falchi per la Libertà del Kurdistan (gruppo scissionista dall’Isis) firmano una strage ad Ankara: trenta morti e sessanta feriti per un’autobomba contro un convoglio di militari e dipendenti civili delle Forze armate in sosta a un semaforo. Le Forze di Difesa Popolare, ala armata del Pkk, rivendicano l’altro attacco che ha luogo il giorno dopo a Diyarbakir, dove un ordigno rudimentale uccide sei soldati e ne ferisce un settimo.

Dall’8 marzo l’Isis inizia a bombardare di razzi la città turca di Kilis. Il martellamento va avanti fino all’8 settembre, quando le postazioni dei jihadisti sono investite dall’operazione che le Forze turche hanno iniziato il 24 agosto, entrando in territorio siriano. Il bilancio della battaglia di Kilis è di ventidue civili morti e altri ottanta feriti, mentre sono uccisi cinquantaquattro jihadisti. Nel confuso conflitto in corso nella Siria del nord tra turchi, milizie siriane loro alleate, milizie dell’Isis loro ostili, milizie curde opposte a entrambi, i morti sarebbero già più di duemila.

Il 10 marzo si conclude a Sur, presso Diyarbakir, una battaglia tra l’esercito turco e il Pkk che era iniziata il 3 dicembre, provocando la distruzione dell’ottanta per cento dell’abitato, oltre a un numero di vittime variamente stimato tra le venticinque e le duecento.

Il 13 marzo, un’autobomba con un kamikaze a bordo esplode in un’importante stazione di bus di Ankara, provocando trentotto morti e centoventisette feriti. Il governo dà la colpa al Pkk, ma l’azione è poi rivendicata dai Falchi per la Libertà del Kurdistan. L’aviazione turca risponde comunque bombardando diciotto postazioni del Pkk nel Kurdistan iracheno. Sei giorni dopo, un kamikaze si fa saltare in aria davanti al palazzo del governatore di Beyoğlu, un distretto di Istanbul. Sono cinque morti e trentasei feriti, in un primo momento attribuiti al Pkk. Ma poi si scopre che l’attentatore è legato all’Isis. Il mese si chiude con l’autobomba fatta esplodere contro un blindato della polizia presso un terminale di bus a  Diyarbakir: sette morti, ventisette feriti. Stavolta l’azione è rivendicata dal Pkk.