L’anno della Turchia inizia com’era finito il 2016. Dodici mesi di attentati da Istanbul al confine con la Siria

Ma gli attentati continuano. Il 20 agosto un kamikaze dell’Isis su fa saltare durante un matrimonio curdo a Gaziantep, provocando cinquantasette morti e sessantasei feriti. Il 6 ottobre una motocicletta bomba del Pkk attacca una stazione della polizia a Istanbul, facendo dieci feriti. Il 9 ottobre un’autobomba del Pkk attacca una base militare a Şemdinli, facendo sedici morti e ventisette feriti.

Il 4 novembre a Diyarbakir un’esplosione uccide undici persone, tra cui due poliziotti. Il 10 dicembre un’autobomba e un kamikaze si fanno saltare in aria davanti allo stadio Vodafone Arena di Istanbul, dove la squadra di casa del Besiktas ha sconfitto 2-1 il Bursaspor in una partita di serie A. Sono quarantasette morti e centocinquantacinque feriti, in un’azione rivendicata dai Falchi per la Libertà del Kurdistan. Il 17 dicembre a Kayseri un’autobomba con un kamikaze, pure dei Falchi, colpiscono un bus carico di soldati, facendo quindici morti e cinquantacinque feriti. Pure il 17 dicembre, uomini mascherati non identificati attaccano sedi del partito pro-curdo Hdp a Istanbul, Darıca, Smirne, Canakkale, Hatay, Ankara e Erzincan.

Il 19 dicembre ad Ankara l’ambasciatore russo Andrei Karlov è ucciso da un ex poliziotto membro della scorta di Erdogan che dice di voler “vendicare Aleppo”, e che è poi a sua volta ucciso.

Fonte: Il Foglio
2/1/2016