Accoglienza e profughi: il business che genera mostri

Il Corriere.it oggi riporta che una cooperativa veneta è in grado di fatturare ben 10 milioni di euro all’anno vincendo quasi tutti gli appalti riguardanti l’accoglienza dei richiedenti asilo in Veneto. Sono cifre che al momento non siamo in grado di verificare, ma è pur vero che Il Corriere è una fonte autorevole e come tale riconosciuta da tutti.
La cifra, enorme, sarebbe tale anche se corrispondesse alla metà o a un quarto. Un fatturato milionario che rende il problema dell’accoglienza di fatto un business. Le cooperative lucrano, ed è un segreto di Pulcinella, ma spesso non investono come dovrebbero. Alcune strutture gestite da tali cooperative sono fatiscenti, insalubri, e non è raro che siano le forze dell’ordine o i volontari a farsi carico dei problemi o a cercare di coprire buchi strutturali e organizzativi.

In Veneto questa notte c’è stata una violenta rivolta, i volontari di una struttura adibita all’accoglienza dei profughi sono stati di fatto presi in ostaggio e rilasciati dopo molte ore. Oggetto della protesta le condizioni “inabitabili” del locale, in cui secondo uno dei richiedenti asilo addirittura “una donna con problemi di salute” non può vivere. In effetti una giovane donna, ivoriana, è morta. Si è sentita male all’alba, sotto la doccia, ed è stata scoperta dal compagno solo intorno a mezzogiorno. Tardi, troppo tardi. Probabilmente era già morta e certo la colpa non può essere del ritardo dei soccorsi, come accusato dai profughi. Ma la fatiscenza della struttura, i problemi igienici e sanitari potrebbero aver contribuito.
A farne le spese, manco a dirlo, i volontari, che diventano il bersaglio della rabbia dei profughi, pur essendo anch’essi vittime di una situazione a dir poco a rischio.
Come si è arrivati a questa situazione? Come è possibile che manchino struttura adeguate all’accoglienza dei profughi ma allo stesso tempo le cooperative che le gestiscono fatturino milioni di euro. Un mercato, un business, che poco ha a che fare coi problemi concreti della gestione di un’emergenza.
Forse è ora di fare qualcosa. Ad esempio rivedere il sistema.

Riccardo Ghezzi
Roma, 4/1/2016