“Ciao Niki, Grande Gigante Gentile della comicità toscana”

E’ stato un grande dolore scoprire stamani che Niki Giustini se n’era andato così presto. Un messaggio di una amica cara arrivato all’improvviso mi ha davvero spezzato il cuore. Come è possibile? A soli 52 anni. “Non è possibile…”, è stato il mio primo pensiero. Caro Niki, sapevo del malore che ti aveva colpito qualche giorno fa ma credevo che le cose si fossero risolte al meglio.

Distratti dal clima natalizio, in mancanza di notizie, davvero ero convinto che tu ce l’avessi fatta, che i brutti giorni fossero stati superati. E invece no. Così, dopo la brutta notizia, per tutta la mattina ti ho pensato. Ho pensato alle tante volte che ci siamo incontrati per le nostre interviste. Era sempre bello intervistarti, fare due chiacchiere con te. Davvero eri una bella persona, sempre ben disposta a raccontarsi. Ricordo quando ci siamo incontrati all’inaugurazione del teatro Yves Montand a Monsummano. Mi raccontasti dei tuoi primi anni d’infanzia in Irlanda. Infatti eri nato lì nel 1964. Dei primi anni di carriera, dei primi successi, della grande ondata comica toscana che vi ha resi popolari negli anni Novanta. E sempre con il sorriso sulle labbra.

Pensandoti per tutto il giorno ho pensato anche a quella volta che eravamo ospiti insieme nel Salento in un festival cinematografico dei cortometraggi. Tu ne avevi uno in concorso, io ero in giuria. “Il goal di Remo” era un tuo piccolo lavoro da regista, interpretato da un altro caro amico che non c’è più, Carlo Monni. Da giurato avevo davvero caldeggiato quel tuo piccolo film girato con pochi soldi e tanta passione. E tanto affetto nel confronti del Monni.

Viaggiammo in aereo insieme e per tutta la durata del volo continuammo le nostre chiacchiere. Tu, da persona garbata e corrette, non mi chiedesti nulla dell’esito della giuria, pur sapendo che io ero uno dei membri. Io non ti dissi nulla. Ma ricordo sempre la tua sorpresa, il tuo entusiasmo, quando nella serata finale della premiazione, fu letto il tuo nome. Non te l’aspettavi. E la tua felicità nel ricevere il premio, era quella di una bella persona che vede riconosciuto finalmente il proprio impegno per un progetto portato avanti con coraggio. Avevi scoperto la passione per la regia e me ne parlavi con entusiasmo durante la cena di gala. In mano avevi un biglietto, quello della motivazione del premio che avevo scritto io (ma non potevi saperlo). “Una simpatica canaglia che strappa applausi a scena aperta. Un autentico ciclone comico che suscita simpatia e risate. Niki Giustini è attore di razza, mai volgare, degno erede della tradizione dei grandi maledetti toscani. Dagli sketch comici nelle tv private e sulle tv nazionali in compagni di altri toscani, alle partecipazioni ai film di Pupi Avati; il suo percorso professionale si basa su capacità interpretative e talento dai tempi comici assai rari. Pu essendo nato in Irlanda…un toscano doc”.

Questa la motivazione che ho cercato tutto il pomeriggio. Alla fine l’ho trovata tra le vecchie e mail in uscita. Ti era piaciuta molto. E per tutta la cena mi chiedevi…accidenti, bella ma chi l’ha scritta? L’avevo scritta io ma non te lo dissi, neppure in aereo nel volo di ritorno. Parlammo ancora di tante cose, poi coi salutammo all’aereoporto di Pisa con la promessa di incontrarci presto.

Successe pochi mesi dopo negli studi di Tvr Teleitalia, dove io ed Elisangelica Ceccarelli ti dedicammo una puntata speciale di “Grande cinema”. Caro Niki, ti ho pensato tutto il giorno, e ancora ti penso. Penso alla bella persona che sei stato. In un ambiente spesso terribile come quello dello spettacolo, le persone come te erano luce rara. Sempre solare (forse anche quando le cose non andavano bene), sempre ben disposto verso tutti. Non ti ho mai sentito una sola volta parlare male di una persona o di un collega. Nel tuo cuore non c’erano rancori, invidie, gelosie per nessuno. Eri davvero il Grande Gigante Gentile della comicità toscana. Per questo, per tanti mille motivi ci mancherai.

* Federico Berti è collaboratore de La Nazione e critico cinematografico

di FEDERICO BERTI

Fonte La Nazione

Firenze, 4 gennaio 2017