DUE SI ED UN NO DALLA CONSULTA AI REFERENDUM DELLA CGIL. IN PRIMAVERA AL VOTO, SE NON SI DIMETTE PRIMA IL GOVERNO

Nell’odierna camera di consiglio la Corte Costituzionale ha dato il “via libera” a due dei tre referendum proposti dalla Cgil sul cosiddetto “Jobs act”.

La Consulta ha approvato i quesiti sui voucher e sulla responsabilità delle imprese appaltatrici, mentre ha bocciato quello sul ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Il quesito bocciato dalla Consulta, proposto dalla Confederazione, duramente contestato in queste settimane, proponeva l’abrogazione della disposizione del Jobs Act con il conseguente ritorno dell’articolo 18. La bocciatura scongiura il riflesso politico ritenuto più probabile, stando alle indiscrezioni delle scorse settimane e alle dichiarazioni del ministro del Lavoro Giuliano Poletti: le elezioni anticipate. E’ infatti emerso che, in caso di via libera al quesito sull’articolo 18, il Pd avrebbe spinto per lo scioglimento delle Camere prima della fine della legislatura in modo da far slittare di un anno il referendum, come previsto dalla legge.

Secondo l’Ansa, la decisione dei giudici è passata con 8 voti a favore e 5 contrari.

La giudice Silvana Sciarra, che aveva l’incarico di relatrice, era a favore dell’ammissibilità: per questo, come avviene in casi di questo tipo, non stenderà il testo della sentenza con le motivazioni, che dovrebbero invece essere scritte dal vice presidente della Corte Costituzionale, Giorgio Lattanzi.

Ecco invece i due referendum approvati dalla corte costituzionale che a questo punto potrebbero tenersi in primavera.

L’abolizione dei voucher

Il primo referendum presentato dalla Cgil riguarda l’abolizione dei cosiddetti “voucher”, ossia la retribuzione del lavoro accessorio attraverso dei buoni.

Nel quesito referendario sarà chiesto agli elettori: “Volete l’abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, recante Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’art. 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183?”.

Il pagamento attraverso i voucher in alcuni tipi di lavori era stato introdotto già nel 2003 per far emergere dall’irregolarità alcune forme di lavoro occasionale come le ripetizioni o le pulizie, ma negli anni ne è stato legittimato l’uso per quasi tutti i tipi di lavoro.

Il cosiddetto “Jobs act”, la legge sul lavoro voluta dal governo Renzi, ha esteso da cinquemila a settemila euro la cifra netta che è possibile guadagnare in un anno con i voucher. Questo fattore, insieme ad altre misure del Jobs act che hanno ridotto altre forme di lavoro precario, ha determinato un aumento dell’uso dei voucher da parte dei datori di lavoro.