Troppi jihadisti, pochi agenti: ecco la “Guantanamo italiana”

Mentre nel nostro Paese si intensificano i controlli, vengono alzate barriere di cemento armato “anticamion”, installati metal detector nelle chiese e nei musei, le grandi città sono presidiate dall’esercito in assetto di guerra giorno e notte per paura di subire attentati, alcuni obiettivi sensibili, come il carcere di Rossano, vengono dimenticati.

La Guantanámo Italiana, così viene chiamata la casa circondariale dove sono attualmente detenuti otto terroristi legati ad Al Qaeda e all’Isis, è a rischio. Manca la sicurezza. A denunciarlo, ancora una volta, è il Sappe, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. “La situazione, nell’ultimo periodo, è peggiorata. Non ci sono gli uomini per garantire la sicurezza del carcere.” dichiara al Giornale.it Giovanni Battista Durante, segretario generale del Sappe. “Fino a qualche tempo fa il penitenziario veniva presidiato dall’esercito e dalle forze dell’ordine oggi, invece, la sicurezza della struttura è a carico degli agenti di Polizia Penitenziaria. E’ un lavoro duro da svolgere.

Non ci sono gli uomini e i mezzi. Così è difficile mantenere gli standard di sicurezza.” Aggiunge Durante. Nella casa circondariale di Rossano, fino a qualche tempo fa, erano reclusi ventuno detenuti accusati di terrorismo internazionale. Quasi tutti fondamentalisti islamici. Tredici di loro, recentemente, sono stati trasferiti in Sardegna. Fra gli otto attualmente carcerati a Rossano ci sono anche coloro i quali hanno inneggiato all’Isis dopo gli attentati di Parigi e Bruxelles. Già allora fu lanciato l’allarme. Quel grido rabbioso “Viva la Francia libera”, fece preoccupare i cittadini e non solo. Attualmente, nel carcere cosentino, sono in servizio solo 120 agenti. Con tre turni da coprire. Per i servizi di vigilanza esterna servono 38 uomini: quattro sentinelle sui muri di cinta e una pattuglia esterna automontata. “C’è carenza di personale. Lo diciamo da due anni e nessuno fa niente. Il direttore del carcere, nel periodo natalizio, è stato persino costretto a revocare le ferie degli agenti e a richiamarli tutti in servizio. Allo Stato chiediamo più uomini.” Conclude il segretario generale del Sappe. Certamente non basteranno le novecento assunzioni previste per il 2017. Basti considerare che ogni anno sono circa milleduecento gli agenti che vanno in pensione. Dunque, nelle carceri italiane, sempre meno poliziotti a discapito della sicurezza. Dell’Italia.

Roma, 13 gennaio 2017
fonte ilGiornale