Michael Moore e la ridicola resistenza anti-Trump

Donald Trump, detto The Donald, è il Berlusconi a stelle e strisce. Suscita gli stessi sentimenti di odio e ribellione nei liberal, progressisti, terzomondisti, radical chic e intellettuali tipici del ventennio caratterizzato dal cosiddetto berlusconismo in Italia. Girotondi, catene umane, Se non ora quando, tafferugli davanti al parlamento, botte con la polizia a Roma e Milano, manifestazioni studentesche.
Il sentimento è identico. Anche in Usa gli intellettuali progressisti hanno dichiarato guerra ed insieme a loro il braccio armato, costituito da qualche facinoroso squadrista disposto alla violenza pur di lottare contro un presidente “razziste e xenofobo”, in realtà semplicemente eletto democraticamente.
Mancano pochi giorni ed arriverà Donald Trump. In Italia, oltre alla stampa mainstram, i principali soggetti listati a lutto sono Vittorio Zucconi e Gianni Riotta. Il primo continua a scaldare gli animi con i suoi tweet, il secondo, dopo aver pronosticato la vittoria di Hillary e aver poi dato ampio risalto alle proteste violente dopo la vittoria di Trump, promette barricate.
In Usa invece abbiamo i cosiddetti artisti: George Clooney, Tom Hanks, Meryl Streep. Robert De Niro che avrebbe voluto prendere a pugni Trump, ma ora che è diventato presidente ha promesso che si sarebbe trasferito in Italia. Non l’abbiamo ancora visto. E poi c’è Madonna, rimasta a bocca asciutta. In tutti i sensi.

Non poteva mancare Oliver Stone, il regista anti-americano ancorché americano. Complottista, di simpatie quasi staliniste, memorabili i suoi film di denuncia contro gli Usa. Ne arriveranno forse altri, contro Trump. Li aspettiamo con ansia.
Ma il più grande di tutti, e scusate il doppio senso, è Michael Moore. Lo scrittore liberal che si pone come leader della Resistenza e ha già fatto appello ad una fantomatica protesta che dovrebbe durare 100 giorni. 100 giorni di Resistenza, cioè di estenuanti manifestazioni, presumibilmente davanti alla Casa Bianca, forse condite da episodi di violenza. E’ la democrazia, bellezza.
Dimentichiamo qualcuno? Ah già, ci sarebbe quel Franco (Frank) Cardini, una sorta di portavoce italiano di Noam Chomsky, in prima fila già contro Bush junior, accusato di prendere ordini da Israele.
Figuriamoci cosa saprà fare con Trump, che ha addirittura una figlia ebrea il cui marito, Jared Kushner, ebreo ortodosso, sarà addirittura consigliere per il Medio Oriente. Ah, i complotti.

Riccardo Ghezzi
Roma, 15/1/2017