Hotel Rigopiano, ecco le parole dei bimbi salvati che hanno commosso i soccorritori – VIDEO

La speranza è una dottoressa che chiede aiuto ai malati in attesa. «Per cortesia, potete spostarvi? Abbiamo ricevuto una buona notizia dall’hotel, quindi le vostre visite potrebbero subire dei ritardi». Non c’è bisogno di altre parole. Alle 11.40 il poliambulatorio del Pronto soccorso si svuota. Il signore con la mano fasciata, la pensionata con la gamba rotta, tutti gli altri. Capiscono subito. E si allontanano sorridendo. «I nostri mali possono aspettare». Appena mettono piede nel corridoio del pianterreno vedono anche loro la psicologa che corre inseguita da due infermieri dall’espressione beata verso il reparto di Rianimazione, dove Giampiero Parete ha appena chiesto di tornare a casa. «Li hanno trovati, li hanno trovati».

L’annuncio al padre
L’esultanza del coro di voci non lascia dubbi. È accaduto qualcosa di meraviglioso, quando sembrava che ormai ci fosse solo desolazione e tristezza. Un miracolo, come continua a ripetere l’infermiera che per tutta la notte ha vegliato su un uomo che era ancora vivo ma voleva morire, circondato da genitori e fratelli che più passava il tempo e meno riuscivano a crederci. Ancora alle dieci del mattino aveva chiesto se c’erano novità, su Adriana e sui bambini, che erano rimasti prigionieri di quella valanga dalla quale non saliva una voce. Il primario aveva scosso la testa. «Allora torno a casa, non ha senso che resto qui. Voglio rimanere da solo», aveva detto il cuoco che sembrava l’unico sopravvissuto della sua famiglia, il superstite che aveva lanciato un allarme inutile. Lo avevano guardato, incerti se lasciarlo andare.
«Dobbiamo dirle una bella cosa. Sono tutti vivi, e stanno arrivando». La psicologa gli ha detto tutto e subito. Adriana e il suo primogenito di otto anni erano già sulla strada dell’ospedale, ma pure la piccola stava bene, questione di poche ore e sarebbe tornata anche lei. Giampiero Parete ha abbracciato l’anziano padre Gino, che aveva trascorso la notte con lui. «Allora resto qui», ha detto.

 

La calotta che li ha protetti
Non ha ripreso animo solo lui, ma un intero ospedale, e anche di più. Il Santo Spirito di Pescara è diventato il centro di tutto, non solo dei lutti e del dolore, che purtroppo ci sono e non possono essere nascosti dal sollievo di questa giornata. Oltre quaranta ore dopo, non c’è soltanto morte ma anche vita. Le sonde termiche hanno scovato un rifugio nei pressi dalla sala biliardo dell’hotel Rigopiano. Il crollo ha creato una specie di calotta divisa in quattro ambienti, quattro camere d’aria ognuna delle quali ha in qualche modo protetto chi c’era dentro. Adriana e il maschietto erano insieme e sono stati i primi a uscire. La moglie di Giampiero, infermiera in una clinica privata, non ha mai smesso di chiamare la figlia, che era a pochi metri di distanza, separata da un travertino. Sentiva la sua voce, ma non poteva vederla. «Sono rimasta tranquilla» ha raccontato alla cognata Benedetta. «Perché una volta che abbiamo capito di essere vivi ero certa che il peggio era passato, e sarebbero venuti a prenderci. Ma il tempo non passava e all’alba sono stata male, avevo smesso di crederci».
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