Regeni, la confessione choc dell’attivista egiziana

«Purtroppo sono stata io a far conoscere Giulio Regeni e Muhammad Abdallah».
Abbdallah è il capo del sindacato dei venditori ambulanti egiziani. L’amara confessione invece è dell’attivista egiziana Hoda Kamel che ha ricordato i contatti con il ricercatore egiziano scomparso il 25 gennaio di un anno fa e ritrovato cadavere una settimana dopo, all’indomani della trasmissione sulla tv egiziana di un video che Abdallah ha registrato con il suo cellulare in occasione di un incontro con Regeni.

Quel video era stato consegnato alla polizia dal sindacalista. Nel filmato si è parlato della possibilità di finanziare il sindacato attraverso il Centro egiziano per i diritti economici e sociali, di cui l’attivista Hoda Kamel è responsabile del dossier sui lavoratori. «Giulio Regeni voleva ampliare le sue ricerche sui venditori ambulanti egiziani attraverso una borsa di studio stanziata da un’istituzione o un’università britannica» ha ricordato Kamel, che poi ha continuato: «Non ricordo se si trattasse dell’università o di un’altra istituzione, non parlammo dei dettagli, gli dissi che ne avremmo discusso quando sarebbe rientrato dalle vacanze di Natale». «L’Università americana del Cairo (dove Regeni studiava, ndr) ha indirizzato Giulio al centro e io ho avuto a che fare con lui in quanto responsabile del dossier sui lavoratori».

Il ricercatore «stava svolgendo un dottorato nell’ambito delle libertà sociali e io gli fornivo link a libri e articoli, poi lui scelse di dedicarsi agli ambulanti ed io, purtroppo, gli ho fatto conoscere Muhammad Abdallah».
Secondo l’attivista, Regeni era mosso da «una spinta umanitaria, poiché si tratta di persone povere e prive di capitali, alcuni dei quali hanno una laurea e nonostante questo lavorano per strada. Lui voleva mettere in luce tutto questo».
Regeni viene descritto da Hoda Kamel come «una persona molto educata ed elegante, e molto bravo nel suo lavoro».

Riccardo Ghezzi
Roma, 23/1/2017