“Ho provato il burqa e mi è piaciuto”. L’Huffington Post vince tutto

Non è ancora terminato gennaio ma l’Huffington Post già si fregia del trofeo “articolo dell’anno 2017”. La testata on line diretta da Lucia Annunziata ha infatti ospitato un contributo che difficilmente sarà sconfitto da altri giornali. E’ il più bello dell’anno, anche se mancano ancora più di 11 mesi alla fine.
“Ho provato il burqa e mi è piaciuto”, questo il titolo della geniale analisi di una blogger esterna, che saggiamente l’Huffington Post ha deciso di ospitare e inglobare. Una scelta editoriale copiata da molte testate on line, in primis Il Fatto Quotidiano: ospitare blogger, trasformandoli in giornalisti.
La blogger in questione è Flavia Piccinni, “scrittrice e giornalista”, la quale candidamente sostiene che per liberarsi dalla schiavitù di cui le donne sono vittime, i “condizionamenti sociali” sostanzialmente, sia necessario indossare il burqa.
La tesi è, in soldoni, che per liberarsi dell’ossessione per l’immagine e l’aspetto fisico sia necessario occultare ed annullare completamente la propria identità.

Diventare schiave per essere libere. Non avere più identità, oscurare completamente il proprio aspetto fisico perché nel mondo ci sono troppi condizionamenti. Ma, anziché combatterli, annullarsi.
Una tesi alquanto pacchiana, ma forse di moda in una società che ha scoperto che essere liberal e progressista significhi sostanzialmente sostenere idee senza senso. O almeno questo è ciò che danno ad intendere personaggi come Flavia Piccinni, che ovviamente non si sofferma su quelle donne che indossano il burqa perché obbligate, ricattate, picchiate. E non dice quanto sarebbe in linea con i pregiudizi, i condizionamenti e le schiavitù di cui parla decidere di indossare il burqa per celare il proprio corpo.
Anzi, secondo la scrittrice e giornalista addirittura le donne con il burqa sono vestite meglio perché “hanno più scelta”, dovendo semplicemente coprirsi dalla testa ai piedi.
“Possono indossare burqa – che ha una rete davanti agli occhi -, avere lo sguardo libero con il niqab, tenere il viso scoperto con lo hijab o per mezzo del chador”.
Ma poi, vogliamo mettere? Il burqa è economico (“l’ho comprato a poco più di 30 euro”), facile da indossare (“Praticamente te lo infili, e il gioco è fatto”) e soprattutto “non fa sembrare una prostituta con braccia e spalle scoperte”.
Mala tempora.

Riccardo Ghezzi
Roma, 23/1/2017