L’appello del sindacato Sap “telecamere sulle divise”

Una telecamera tascabile per tutelarsi dalle bugie di ladri e delinquenti. A chiederla sono gli agenti di polizia spesso ingiustamente accusati di maltrattamenti, da parte di di chi viene colto sul fatto. Due giorni fa una room di 39anni è stata condannata dal tribunale di Milano a due anni e due mesi di carcere, per simulazione di reato: aveva accusato un agente di averla manganellata sulla pancia nel 2014, mentre era incinta. la donna , al sesto mese di gravidanza , aveva abortito qualche giorno dopo aver partecipato  a una manifestazione contro gli sgomberi delle case occupate nel capoluogo lombardo.

Parlando con i medici dell’ospedale, aveva sostenuto di aver perso il bambino a causa di un coinvolgimento dall’agente, intervenuto in tenuta antisommossa per sedare i disordini durante il corteo.

Da li era partita un’indagine sul caso. il processo si è concluso con la condanna della della room, ma per l’agente accusato sono stati due anni difficili ” A ogni raglio d’asino, i colleghi finiscono alla sbarra e questo è un caso emblematico di una realtà molto diffusa.” afferma Gianni Tonelli, segretario del Sap ( Sindacato Autonomo di Polizia ) intervenendo sull’episodio.” Dopo aver invocato a vuoto l’utilizzo delle telecamere durante il sirvizio per garantire la sicurezza e la legalità, possiamo affermare che oggi l’Italia  è un paese che va al contrario: sono i controllori che devono tutelarsi dai controllati e dall’indegna volontà di trascinarli in giudizio seguendo un copione ormai tristemente noto”……… Continua a leggere

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