Salvini-Meloni-Fitto, il listone per mettere Silvio Berlusconi in panchina

«Aspettiamo che gli altri si chiariscano le idee», ammette Matteo Salvini, leader della Lega. Perché muoversi prima di capire quale sarà la legge elettorale può trasformarsi in un passo falso. Sicuro attorno al concetto dell’«identità», che poi è rivendicazione della centralità dei popoli rispetto all’ intrusività delle istituzioni continentali e dei grandi gruppi multinazionali, si sta raggruppando una coalizione diversa (e lontana) da Forza Italia e dai centristi, ma solidamente «di centrodestra». Lega Nord, che oggi si chiama Noi con Salvini e punta a recupare voti anche nel Mezzogiorno, Fratelli d’ Italia, il partito di Raffaele Fitto e forse quello di Gianni Alemanno e Francesco Storace, insieme, potrebbero superare in moltissime Regioni lo sbarramento dell’ 8% previsto dalla legge in vigore al Senato, e, addirittura, fare meglio del possibile asse dei Popolari-moderati, costruito tra Forza Italia e Area Popolare, cioè Udc e Ncd.

«Per la riunificazione deve essere d’ accordo Silvio Berlusconi, è lui lo stakeholder», aveva detto Angelino Alfano l’ altra sera in tv. Proprio il veto sul suo partito, che leghisti e Fratelli d’ Italia non vogliono in coalizione, e il rischio conseguente che Ncd finisca schiantato come i finiani alle ultime Politiche, ha portato a una vera e propria levata di scudi tra i parlamentari dei gruppi, tutti andati in pressing – dietro la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin – sul segretario perché si prodigasse a prolungare l’ esperienza del governo di Paolo Gentiloni e la legislatura fino a febbraio 2018.

Il segretario del Carrocio, invitato a ricucire con il leader di Forza Italia anche da Umberto Bossi e dal suo predecessore Roberto Maroni, non chiude del tutto all’ ipotesi di una riconciliazione: «Attendiamo risposte su temi come quelli dell’ euro, della sovranità nazionale, della globalizzazione e dell’ identità», mentre smentisce seccamente qualunque abboccamento con il Movimento 5 stelle, dal momento che i loro leader «sono, al momento, abbastanza confusi e lontani, sul tema dei migranti», mentre «sulla difesa della famiglia sono dall’ altra parte della barricata».

Nel dubbio, Salvini prosegue a tappe forzate la “missione” di allargare la sfera di influenza del suo partito in aree dove finora la Lega era debole: «Al sud ci andrò, anche di più. Sarò a Palermo per le Amministrative. L’ Italia ha bisogno di risposte da nord a sud», ha ribadito ieri, alla Camera dei deputati.