Sospetto jihadista, che fa il giudice italiano? Follia: lo manda dal predicatore islamico

Negli anni bui del terrorismo italiano non sarebbe mai venuto in mente a un magistrato di affidare a un Costituzionalista un fanatico simpatizzante delle Brigate Rosse, che esaltasse le loro gesta più cruente e minacciasse il governo di sovversione e distruzione. All’ammiratore delle Br sarebbe andata già di lusso non essere condannato come membro di associazione sovversiva. A fronte di un cittadino albanese islamico che esalta le peggiori imprese del jihadismo, il tribunale di Bari ha però adottato, neanche coercitivamente, il principio della «autoeducazione» e gli ha consigliato, non imposto, «l’avvio di un percorso di studio dei valori della religione islamica che consenta di acquisire elementi di conoscenza che gli consentano di comprenderne gli insegnamenti senza confonderli con il fondamentalismo religioso e la propaganda islamista». Per fortuna, il consiglio buonista è accompagnato da misure restrittive: la sorveglianza speciale per 2 anni, l’obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, del ritiro del passaporto e di ogni altro documento valido per l’espatrio.

Il minimo concepibile. Pure, la Digos ha fornito al magistrato un’impressionante documentazione sull’attività di esaltazione del terrorismo jihadista da parte dell’albanese: nei suoi computer e smartphone, post che esaltano gli attentati di Parigi, foto che lo ritraggono mentre imbraccia un fucile mitragliatore, la condivisione di video di azioni terroristiche dell’Isis, di esecuzione di prigionieri, con commenti nei quali si afferma che il vero terrorismo è quello dei governi occidentali, la visualizzazione di un noto videogioco (Assassin’s Creed) nel quale le voci originali sono sostituite da altre che esaltano l’Isis, la condivisione in rete di un video inneggiante alla conquista islamica dello Stato italiano e la condivisione on line dell’intervista del fondamentalista islamico inglese Anjem Choudary che minaccia l’Italia annunciando che l’Isis conquisterà Roma per affermarvi la Sharia. Non però attività di proselitismo e indizi sulla sua propensione a commettere reati, né ad arruolare foreign fighters o ad andare a combattere in Siria con l’Isis. Questo ha evitato all’albanese di incorrere nelle dure pene previste dalla nuova legge antiterrorismo del 2015.

Resta però una certezza sconcertante: de-radicalizzare un esaltato filo-jihadista consigliandogli di «comprendere il vero Islam» è un non senso assoluto, così come chiedere assistenza alla comunità islamica barese perché lo segua in questo percorso. Ammesso e non concesso che a Bari vi siano imam solidamente preparati (il 90% degli Imam in Italia sono fai-da-te e assolutamente inadeguati), è evidente che nulla possono fare per scalfire le convinzioni sanguinarie ed eversive del «non condannato». È come affidare uno scatenato e violento No Tav alla «rieducazione» di un magistrato. Linguaggi, aspirazioni e strutture mentali incomunicabili.