Così Davigo condanna noi poliziotti

Gentilissimo Direttore, alla luce delle dichiarazioni rilasciate dal presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo a Porta a Porta, è lapalissiano che l’operatore di polizia non può più sentirsi sicuro e riteniamo, anzi, che sia diventato irresponsabile da parte di tutte le amministrazioni e di qualsiasi governo, mandare per strada operatori in divisa per affrontare devianze e criminali.

Noi poliziotti dobbiamo confrontarci ogni giorno con la metà del cielo negativa della nostra società, con la quale i «perbenisti» non si vogliono sporcare le mani, delegandoci questo ingrato compito, senza fornirci neppure un minimo di sostegno e di tutela. Quella del Sap, 4 anni fa, è stata una straordinaria intuizione quando, per difesa, abbiamo chiesto di essere dotati di telecamere, chiedendo di averle su ogni divisa, in ogni auto e in ogni cella di sicurezza. Ora questa soluzione non è più procrastinabile, la situazione sta prendendo una brutta piega e, per le divise, molto pericolosa. Con le parole di Davigo nella migliore delle ipotesi siamo stati gli scaricabarile delle responsabilità altrui e, nella peggiore, oggetto di pregiudizio da parte di un’istituzione nei confronti di un’altra. Partendo da Gabriele Cagliari, potremmo aprire un vaso di Pandora infinito su come si ottengono le confessioni. A noi sembra, però, che il modo migliore per conciliare trasparenza ed efficienza del servizio con una tutela reale di operatori e cittadini, sia quello delle videocamere.

Alfanumerici e reato di tortura sono surrogati fittizi che non servono a nulla se non a deviare le responsabilità sugli operatori delle forze dell’ordine anziché sui delinquenti. Che vi sia uno smarrimento generale della categoria, poi, è sotto gli occhi di tutti, tanto che per ogni asino che raglia finiamo alla sbarra. Ma non dimentichiamo che noi andiamo fuori per fare del bene. Non possiamo pensare, come per il caso di Filippo Narducci a Forlì, di trovarci sotto un turbine giudiziario perché ci sono avvocati che fanno processi mediatici e magistrati in carriera che non vogliono rinunciare ai favori di una parte politica. Narducci, consumatore di cocaina e alcool, patente di guida ritirata perché colto in stato di ebbrezza, ha accusato tre poliziotti di avergli dato «un pugno di inaudita violenza» durante un controllo 7 anni fa. Domani c’è l’udienza preliminare per loro, nonostante un filmato che li scagiona, perizie, testimoni oculari e la versione di tre pubblici ufficiali. Contro gli effetti devastanti sulla verità stiamo facendo uno sciopero della fame con astensione totale dal cibo. Questa, presidente Davigo, è la sua giustizia?

*Segretario Generale SAP Gianni Tonelli

Leggi l’articolo il Giornale.it