Bossetti, in carcere è l’inferno: cosa gli stanno facendo gli altri detenuti

Nel 2016 erano stati più di venti. Non mancano gli iPhone nuovi di pacca. Ultimamente, sono gettonati degli apparecchi di marca cinese. Costano pochi spiccioli e – per comunicare con l’ esterno – vanno benissimo. Oltre alla cocaina, recentemente è spuntato anche del comune «fumo». Qualche caricabatteria. Banconote. Gioielli.

Tutte cose che i carcerati non dovrebbero avere con sé. E come entra, tutta ‘sta roba? Potrebbero essere gli stessi detenuti, quelli che trascorrono all’ esterno qualche ora e rientrano in cella per dormire? Ma il viavai è massiccio.

Perché oltre agli agenti di polizia penitenziaria ci sono i volontari. Gli operatori del Sert. I medici. Una città nella città. Difficile controllare tutto, perquisire ogni angolo, scovare gli spilli, rilevare anomalie.

Anche per questo, uno come Bossetti è un detenuto modello. Un invisibile che non vuole grane e non dà confidenza. Se dentro di sé ha un inferno, lo nasconde bene. E l’ inferno che lo circonda sembra non bruciarlo.

di Matteo Pandini
Fonte: LiberoQuotidiano