Emanuele Morganti, i magistrati difendono il collega che ha liberato uno dei due assassini

Mentre i due presunti assassini di Emanuele Morganti, Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, hanno fatto scena muta davanti al gip che ha poi confermato il loro arresto, i magistrati alzano i toni per difendere dalle accuse che piovono da più parti il loro collega reo di aver liberato uno dei due assassini che era finito in carcere poiché trovato in possesso di 300 dosi di cocaina e 150 di crack.

L’Associazione Nazionale Magistrati scrive: “Vogliamo stigmatizzare, in una fase delicatissima delle indagini, le dichiarazioni di alcuni politici di rilievo nazionale, riprese con sorprendente superficialità da una parte della stampa, tendenti a ricollegare i due gravi fatti (la liberazione di Castagnacci e il massacro avvenuto solo poche ore dopo, n.d.r.). Tali affermazioni appaiono estremamente gravi ed assolutamente non condivisibili. Poco opportuna riteniamo altresì la scelta di riportare sulla stampa il nominativo del giudice che avrebbe, secondo quanto si legge, convalidato l’arresto senza applicare alcuna misura cautelare, dopo la suggestiva riflessione che in caso di adozione della misura della custodia in carcere la vittima del pestaggio sarebbe ancora vivo.

“L’accostamento – prosegue la nota dell’Anm – comporta una chiara indicazione di responsabilità che non ha fondamento alcuno da un punto di vista giuridico: nell’articolo di un giornale si indica infatti chiaramente che anche il Pubblico Ministero non aveva chiesto misure detentive, sicché come è ovvio il giudice non avrebbe mai potuto applicare la misura che secondo l’articolista avrebbe salvato la vita della vittima.