Summit Florida, nervosismo in Asia: ora la Cina teme un attacco di Trump contro Pyongyang

La disputa era stata risolta con la telefonata del febbraio scorso tra i due presidenti, durante la quale Trump aveva riaffermato il rispetto statunitense della politica dell’unica Cina, ponendo fine a due mesi di gelo diplomatico cominciati proprio con il colloquio telefonico tra lo stesso presidente, ancora non in carica, e la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, che aveva chiamato Trump per congratularsi con il presidente eletto per la vittoria elettorale. Intanto, il portavoce della presidente, Alex Huang, ha confermato ieri, che Tsai e’ costantemente informata sugli sviluppi dell’imminente summit in Florida e che Taipei e Washington continuano a rimanere in contatto.

“Comprendiamo che gli Stati Uniti attribuiscano grande importanza alla pace e alla stabilita’ in Asia orientale, e questo comprende anche buoni rapporti con Taiwan”, ha dichiarato Huang. “Un’Asia orientale stabile e’ cruciale per gli interessi statunitensi”. Toni forti nei confronti del summit arrivano anche dalla Thailandia: il Bangkok Post chiede apertamente a Pechino di “tenere sotto controllo” Pyongyang e di “persuadere questo aggressivo Paese a comportarsi bene”.

Anche i mercati asiatici hanno risentito delle incertezze che gravano sul summit di Mar-a-Lago, e le principali Borse del continente hanno chiuso con segno negativo e ribassi che si aggirano attorno al mezzo punto percentuale, con l’eccezione del Nikkei: l’indice principale della Borsa di Tokyo ha terminato la seduta in ribasso dell’1,4%. Sul risultato pesano anche le preoccupazioni degli investitori per lo yen e l’economia statunitense. Chiusura in negativo anche per Hong Kong, che termina la seduta in calo dello 0,52%, mentre le piazze cinesi hanno segnato rlzi inferiori al mezzo punto percentuale (Shanghai, +0,33%; Shenzhen, +0,27%).

agi