Un papà disperato e il poliziotto buono: «Si è fidato di me, quando è sceso ci siamo abbracciati»

Nel frattempo è arrivato anche il sostituto commissario Sandra Orsini della squadra mobile. Erano circa le 11. Lui continuava a ripetere che voleva sentire sua figlia. A un certo punto ha detto che per problemi di salute si sentiva svenire. Ero a circa due metri e mentre parlavamo conquistavo un centimetro alla volta. “Ti do una barretta energetica” gli ho detto. Ne tengo sempre con me. Lui ha accettato e così mi sono avvicinato ancora di più. Non ho voluto fare azioni di forza. Potevo placcarlo e trascinarlo sul marciapiede. Ho preferito farlo ragionare, non volevo che oggi (ieri, ndr) fossimo qui a ragionare su un tentato suicidio finito male. Dovevo analizzare le conseguenze dei miei gesti e ho scelto la persuasione». Per almeno mezz’ora il poliziotto e il papà hanno dialogato. Le ansie di uno confidate all’attenzione dell’altro. E in quei minuti, al centro di una scena a cui assistevano decine di persone, si è creata un’empatia che alla fine è servita per portare a casa il risultato.

«È sceso da solo dal parapetto – riprende Locci – e d’istinto ci siamo abbracciati. Quasi come uno scarico di tensione. Si è messo a piangere e mi ha confidato “che figura che ho fatto”. “Non hai niente di cui vergognarti, non ti devi preoccupare, hai le tue buone ragioni” è stata la mia risposta per tirarlo su di morale». Era ancora scosso il papà alle prese con una separazione difficile, uno dei motivi che lo tiene lontano dalla figlia di 10 anni. I poliziotti gli hanno evitato il trasferimento nell’auto di servizio.

«In fondo non aveva commesso reati, non era ubriaco e non era pericoloso – spiega il vice sovrintendente -. E allora insieme a lui e con alcuni colleghi siamo andati a piedi dal Ponte di Mezzo fino alla questura. Continuava a ripetere che aveva fatto una figuraccia, ma aveva davvero perso la testa. In questura ha potuto parlare al telefono con la figlia. Si è tranquillizzato. Ci siamo abbracciati di nuovo. Stessa scena al pronto soccorso dove lo abbiamo portato per un controllo precauzionale». In 31 anni di strada ne ha viste tante il poliziotto di strada. E per una volta fa piacere anche a lui aver risolto un caso solo con la forza delle parole e dell’ascolto.

Il Tirreno