Cartelle Equitalia, l’esperto: “La rottamazione non conviene quasi mai”

Sulla questione, Muratori chiarisce anche il perché: “Equitalia si basava fino allo scorso autunno sull’assunto che la prescrizione fosse di 10 anni perché veniva riconosciuta un’analogia tra l’emissione di una cartella e una sentenza. A sezioni riunite, però, la Cassazione ha chiarito che la sentenza è una cosa, la cartella è un’altra. Semmai trovo assurdo che servano le sezioni riunite per stabilire un problema così semplice”, commenta.

E i rischi di vedere la casa all’asta o una trattenuta di una parte dello stipendio? Ci sono, “ma non sono così reali come in tanti pensano. Spesso si sente parlare di suicidi per motivi del genere, ma non serve arrivare a tanto. Siamo presi d’assalto dall’alba a tarda sera dai clienti. In realtà in molti vorrebbero chiedere la rottamazione anche non avendo soldi. Questo perché nell’immaginario collettivo, Equitalia è un problema terribile che toglie il sonno la notte e che porta centinaia di persone al suicidio. Ma non è così”.

“Avere un debito con Equitalia – spiega l’avvocato – non comporta particolari problemi per un cittadino, in quanto non è possibile procedere al pignoramento dell’immobile se il debito non è di almeno 120mila euro ed è necessario che questo immobile non sia l’unico di proprietà della persona e che non venga utilizzato come prima abitazione. In caso di debiti inferiori è possibile che venga iscritta ipoteca, ma nessuno toccherà mai l’immobile”.

Anche per quanto riguarda lo stipendio, continua Muratori, “i lavoratori dipendenti che percepiscono fino a 2500 euro al mese di stipendio hanno la possibilità di veder pignorata la retribuzione al massimo del 10%. C’è una piccola incidenza che può creare un disagio, ma tutto sommato è abbastanza limitata. Mentre per quanto riguarda i fermi amministrativi, Equitalia può procedere al fermo, ma spesso questo non viene comunicato e in quel caso difficile potersi adeguare a qualcosa di cui non si è a conoscenza”, conclude Franco Muratori.

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