Terrorismo in Italia «Il gruppo esplosioni è avvertito quest’anno colpiremo Milano»

Genova – I «responsabili delle esplosioni in Europa» erano già stati avvertiti: «Ti contatteranno presto, fratello» e «ti metteranno a disposizione le cose , con l’aiuto di Allah». L’aspirante martire scalpita, sogna il «trionfo dei mujaeddin» e di fare «una carneficina dei kuffar (infedeli) tra cui vivo ogni giorno». I reclutatori sono convinti lui vive a Berlino, ma sono ancora più contenti quando lui specifica di essere residente in Italia: «Io pensavo tu fossi in Germania. Bene, in Italia dove? A Milano? Ottimo!».

In queste conversazioni, che avvenivano sempre rigorosamente attraverso il sistema di chat di derivazione russa Telegram, utilizzato proprio per la difficoltà a tracciarne le utenze, c’è la prova secondo la Procura di Genova di un’ipotesi inquietante: il gruppo di quattro jihadisti fermati nell’autunno scorso, con arresti tra Genova, Savona e Lombardia, stava preparando quello che avrebbe potuto essere il primo attentato dell’Isis in Italia. E dai dialoghi emerge come l’obiettivo fosse il capoluogo lombardo. I messaggi sono stati scandagliati grazie al sequestro dei telefonini, e mostrano come la cellula fosse pronta a entrare in azione.

L’interesse dei servizi segreti

Al centro dell’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero antiterrorismo Federico Manotti, c’è la figura di Tarek Sakher, algerino di 34 anni che viveva a Tradate, in provincia di Varese. Con lui i carabinieri del Ros avevano arrestato gli egiziani Hosny El Hawari Lekaa, 32 anni, egiziano che viveva a Borghetto Santo Spirito e «voleva morire per Allah», e i fratelli egiziani Hossameldin Abdelhakim, 43, residente a Cassano D’Adda, nel milanese, e il fratello Antar, 36 anni, che faceva il pizzaiolo a Finale Ligure, in provincia di Savona. Sakher era pronto a farsi esplodere e lo dice in più di un’occasione. Gli altri tre agivano come una sorta di agenzia di viaggio dell’Isis, che metteva in contatto aspiranti kamikaze con referenti dell’Isis di alto livello, in Iraq e in Siria.

È proprio online che Sakher entra in contatto con due personaggi misteriosi, «ancora da identificare», «Abo Ahmad Al Jazairi (l’algerino, ndr)», e «Mountassir». Nel suo cellulare di Sakher vengono trovati 105 messaggi audio, ricevuti da quelle due utenze criptate con Telegram, di cui si stanno interessando anche i servizi segreti italiani. Ecco un messaggio del 18 agosto scorso: «Fratello, ci devi scusare, come sai siamo molto incasinati. Ti farò contattare dai fratelli del “Masoulin Attafirat in Europa (i responsabili degli attentati), per poterti aiutare». E ancora, in una comunicazione successiva, il 24 agosto: «Sii felice fratello, ci sarebbero belle notizie se Dio vuole. Il fratello mi ha detto che cominceranno a discutere della tua questione, se Dio vuole, in questo stesso anno…».

«Voglio uccidere infedeli b…»

Il 25 agosto lo scambio si infittisce e i due, secondo i magistrati, parlano apertamente di un attentato: «Che Allah ti annunci la Jannah (paradiso), che Allah ci aiuti. Va bene in Germania, anche mio zio è lì». Il malinteso viene chiarito dall’interlocutore: «Ah bene, di quale città esattamente in Italia? Pensavo fossi in Germania. A Milano, ma è ottimo!».