Terrorismo in Italia «Il gruppo esplosioni è avvertito quest’anno colpiremo Milano»

Il 12 di settembre Tarek Sakher si scambia messaggi con il secondo uomo, Mountassir: «Allah faccia trionfare i nostri fratelli Mujaheddin, apra i loro cuori allo stato e li faccia trionfare sui nemici. Stanno combattendo gli infedeli e li stanno massacrando, abbi fiducia, giuro. Nashid per la vittoria dello stato islamico e del loro leader Al Baghdadi». Alle 10.57 di quel giorno gli investigatori riconoscono foneticamente anche la voce di Sakher: «A volte mi chiedo cosa ho fatto di male per non essere tra questi che Allah ha scelto». «Speriamo presto, fratello», replica l’altro.

Due giorni dopo, il 14 settembre, Sakher sogna a occhi aperti le reazioni pubbliche dopo un attentato: «Quello che mi piacerebbe è che gli infedeli bast… non devono riuscire a prenderci, non devono mai sentire parlare di noi. Devono solo dire: “Ops, quello lo vedevamo passare di qui sotto i portici, era una persona normale. Guarda, ci ha fregati…».

Il fratello di Tarek Sakher, Redouane, era già stato espulso il 10 ottobre, perché considerato un fondamentalista: «Sono in mezzo a questi infedeli e mi piacerebbe far di loro una carneficina – dice ancora Tarek, rivolto ad Abou Ahmad Al Jazair il 7 ottobre – giuro che sono veramente stanco…».

Il Secolo XIX