I loro genitori sono morti al Rigopiano, ma Nicola ed Elia hanno continuato il sogno di mamma e papà

Nicola ed Elia sono rimasti due settimane a Pescara, nel centro per i parenti dei dispersi, sperando fino all’ultimo nel miracolo: “Invece abbiamo riavuto solo i loro corpi. Ma non ce l’ho con nessuno. E’ il destino, credo. Però questo non vuol dire che debba finire così: qualcuno deve andare in galera per tutta quella gente in trappola, uccisa dalla valanga”. Discorsi che scivolano via tra un cliente e una cliente. Nicola ed Elia hanno due aiutanti, Alessia e Davide, che lavorava già con Silvana e Luciano, e Alessio e Stefania. “I clienti vengono e vorrebbero parlare di mamma e papà, di ciò che è successo. Si aspettano di trovare i figli distrutti dal lavoro, ma io inizio a scherzare e li spiazzo. Non mi piace guardare indietro, mamma e papà sono morti e io adesso devo andare avanti: dopo un po’ capiscono, anche se qualche volta sparo una battutaccia e ci rimangono così male che sono io che li devo consolare”.

Ma non è tutto oro ciò che luccica, naturalmente: “Quando c’erano mamma e papà, mi sentivo una forza dentro che ora non ho, e qualche volta ho una gran paura; ma è la paura alla fine che ti fa migliorare“.
Nanopress