Il 30 Aprile 2015 muore Roberto Mancini, il poliziotto eroe della Terra dei Fuochi

Il commissario Roberto Mancini è un eroe moderno, morto per mano di un cancro diagnosticato mentre stava portando avanti le indagini sullo smaltimento dei rifiuti tossici in Campania, nelle zone ormai diventate celebri con il nome di “terra dei fuochi”.

Mafia, camorra, massoneria e politica si sono intrecciati in modo tale che ancora oggi è difficile trovare tutti i nomi dei responsabili della dell’avvelenamento di queste terre.

La storia di Roberto Mancini, poliziotto della Terra dei Fuochi, irrompe per la prima volta nelle case degli italiani, quando Nadia Toffa intervista l’agente per Le Iene.

Quando il commissario Mancini, “vittima del dovere”, è entrato in Polizia di Stato, era il 1980. Fin da subito è chiara a tutti la passione per il suo lavoro e l’onestà che lo condurrà a sfidare più volte i poteri forti per tutelare i diritti dei cittadini.

Entra nell’anticamorra della Criminalpol nel 1986, porta avanti diverse indagini sui clan Moccia, che lo condurranno nel basso Lazio. Fece parte anche della squadra Catturandi, partecipando alle indagini che portarono all’arresto di Salvatore e Ciro Mariano, esponenti del clan dei Quartieri spagnoli di Napoli.

Nel 1994 l’agente inizia ad indagare sui Casalesi ed è in questo periodo che entra in contatto con l’ecomafia della Campania. La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, nel 1996, riceve tutti i documenti delle ricerche portate avanti dal poliziotto che aveva scoperto il disastro ambientale causato dai rifiuti tossici. Come rivela il libro “Io, morto per dovere” sulla vita di Roberto Mancini, al centro delle sue indagini sulla Terra dei Fuochi ci sono numerosi esponenti della camorra, che intrattenevano rapporti con l’avvocato Cipriano Chianese.