Roma, camper a fuoco: morte tre sorelle «Ipotesi lotta tra clan, video con persona ​che lancia bottiglia incendiaria»

Il capofamiglia, Romano, un quarantenne, ha raccontato alla squadra mobile di aver ricevuto minacce nei giorni scorsi. Una vita di nomadi tra i nomadi quella degli Halilovic: prima di arrivare nel parcheggio della tragedia erano stati nel campo di via Salviati, poi erano passati da quello della Barbuta, ma non si trovavano bene. Litigi, dissapori. In quest’ultimo si sono verificati nel recente passato risse violente tra serbi e bosniaci. Gli Halilovic sono bosniaci. Poi la decisione di stiparsi tutti nel camper e non vivere più nei campi. Tra la gente del quartiere, popolare e un tempo di sinistra, si respira dolore, sgomento, ma anche intolleranza, esasperazione per i tanti furti, attribuiti ai Rom.

Ma qualcuno porta delle rose nel parking della strage. «Carissime amiche, mi sento in colpa pure io», c’è scritto su un bigliettino. Lo firma Nicola. Pochi giorni fa un altro camper, vuoto, era stato bruciato qui vicino. La politica si interroga sulle ragioni dell’odio. La presidente della Camera Boldrini scrive di un «gesto aberrante». «Bambine che bruciano vive dentro una roulotte, chiunque sia stato merita la pena più dura», twitta il segretario Pd Matteo Renzi. Amnesty International, i Radicali e la Comunità di Sant’Egidio ricordano «i diritti negati dei Rom a casa e lavoro». A Roma 4500 nomadi vivono nei campi attrezzati, altrettanti in accampamenti di fortuna.

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