Francesco Schettino condannato per il naufragio della Concordia. Cassazione conferma i 16 anni

Al processo di primo grado a Grosseto l’ex comandante di Concordia, nave da crociera che trasportava oltre quattromila persone tra vacanzieri, cuochi, parrucchiere, marinai, lavapiatti, meccanici, camerieri e vari altri addetti ai lavori di quella che era una grande città galleggiante, si è sempre protestato innocente respingendo anche l’accusa di aver abbandonato la nave (il dialogo fra lui e la capitaneria di porto di Livorno con il comandante di quest’ultima che gli intimava “torni a bordo, cazzo” è stato oggetto di un’intera udienza al processo di Grosseto).

La crociera era partita da Civitavecchia, si chiamava “Profumo di agrumi” e doveva arrivare a Savona, ultimo porto di approdo. Non ci arrivò mai perché la notte del 13 gennaio 2012 nell’inchino al Giglio (Schettino non avvertì la compagnia Costa della decisione di cambiare rotta), la nave urtò gli scogli, ruotò su se stessa e con una falla di settanta metri nello scafo si appoggiò a uno sperone di roccia piegandosi su se stesso davanti agli scogli della Gabbianara, all’Isola del Giglio. Schettino, unico imputato per il disastro, è stato accusato di reati di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio colposo, abbandono di nave, abbandono di incapaci e omessa comunicazione all’autorità marittima. L’accusa in primo grado chiese 26 anni, ma non venne riconosciuto l’aggravante del naufragio colposo e l’aggravante della colpa cosciente per gli omicidi plurimi colposi.

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