“Sto morendo, ma preferisco il cancro a una vita più lunga”

“Sto morendo, ma preferisco il cancro a una vita più lunga”

“Ho 31 anni e sto morendo, ma tra il cancro e una vita più lunga sceglierei il cancro”. A parlare è Fi Munro, una ragazza del Perthshire, in Scozia, malata terminale di cancro alle ovaie al quarto stadio. La ragazza era felicemente sposata da due anni e sperava di mettere su famiglia quando, lo scorso anno, le è stata diagnosticata la malattia. Malattia che però, dice lei stessa, le ha insegnato a vivere meglio.

“Il cancro – dice – mi ha insegnato quel che può succedere la vita, e che l’importante non è vivere a lungo, ma vivere bene. Se potessi scegliere di vivere più a lungo e non ammalarmi di cancro, non capire le cose che ho capito, beh non lo farei. Credo che preferirei avere la mia diagnosi di cancro e cambiare la mia vita come ho fatto”. “Prima – racconta – sprecavo la mia vita e se non fosse stato per il cancro non l’avrei mai apprezzata. Quindi il cancro è stato decisamente un dono, e se la contropartita è un minore tempo a disposizione, sono disposta ad accettarlo”.

Le parole di questa giovane donna hanno lasciato “di sasso” Sue Bourne, premiata regista di documentari che sette anni fa è stata colpita a sua volta da un cancro al seno e qualche mese fa ha girato in lungo e in largo la Gran Bretagna per intervistare decine di persone gravemente malate, molte delle quali con ancora pochi mesi di vita davanti a sé. Il suo documentario – spiega la stessa Sue – non è stato concepito come un film sulla morte, ma sulla vita di chi è consapevole che la fine è ormai dietro l’angolo.

Il titolo è non a caso A Time To Live (“Il tempo per vivere”). “Sono andata alla ricerca di persone che nonostante avessero ricevuto la notizia più terribile sono riuscite a trovare un risvolto positivo e sfruttano al meglio il tempo che è loro rimasto”, spiega. Una lezione preziosa, a ben vedere, per ognuno di noi. “Non sto dicendo che ci sia un modo giusto o sbagliato di affrontare la morte – conclude – . Non esiste: ci sono solo terapie mediche giuste o sbagliate. Ma volevo mostrare che esiste anche un lato positivo”. E a quanto pare ci è riuscita molto bene.

 

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