Genova. Poliziotto si ammala di tubercolosi, profilassi tra parenti e colleghi

GENOVA. Potrebbe aver respirato i batteri al cinema, sul bus o in un qualsiasi luogo chiuso e affollato, ma il suo mestiere (presta servizio all’ingresso della Questura) non permette di escludere che, invece, il contagio sia avvenuto sul lavoro, da uni dei tanti richiedenti asilo che si presentano alle porte di via Diaz per chiedere la regolarizzazione dello stato di richiedente asilo, qualcuno che sia arrivato da uno di quei paesi dove la tubercolosi è ancora una malattia molto diffuso.

Un agente di polizia è stato ricoverato a seguito dei controlli ai quali si è sottoposto a causa di malesseri e, soprattutto, per la tosse secca e persistente che lo scuoteva incessantemente. Da tempo i sindacati chiedono protezione per l’esposizione al contagio, un rischio che si moltiplica con l’aumento degli accessi di stranieri da Paesi dove di Koch imperversa.

La Tbc, una volta assai diffusa anche in Italia e che oggi contagia un terzo della popolazione mondiale (soprattutto a seguito dello sviluppo di ceppi residenti agli antibiotici), si trasmette per via aerea attraverso goccioline di saliva emesse con la tosse. La maggior parte delle infezioni che colpiscono gli esseri umani risulta essere asintomatica, cioè si ha un’infezione latente. Circa una su dieci infezioni latenti alla fine progredisce in malattia attiva, che, se non trattata, uccide più del 50% delle persone infette.