Dal primo giugno scatta la tassa Airbnb

Le deduzioni

L’aliquota Irpef minima, applicabile per chi ha un’imponibile fino a 15mila euro all’anno, è del 23%, anche calcolando che si paga sul 95% dei canoni percepiti si ottiene 21,85%. La cedolare secca è del 21%. I numeri a prima vista non lascerebbero adito a dubbi perché in tutti i casi il prelievo forfettario, se applicabile, è più conveniente. In realtà è così nella maggior parte dei casi ma non sempre perché se il contribuente è in una situazione di «incapienza» può essere meglio ricorrere alla tassazione ordinaria e dal punto di vista dei calcoli è del tutto indifferente se ci si riferisca a locazioni registrate o a contratti brevi come quelli normati dal decreto 50/2017. Un esempio potrà far capire meglio perché.

Ipotizziamo un disoccupato che per un anno non abbia percepito redditi ed abbia ottenuto solo i proventi da un’abitazione che riesce ad affittare ricavandone 10mila euro all’anno. Avrebbe però diritto di usufruire di 1000 euro complessivi per oneri fiscalmente deducibili (spese mediche, bonus ristrutturazioni, eccetera). Se sceglie la strada della cedolare secca dovrà comunque pagare 2.100 euro e non avrà la possibilità di usufruire delle detrazioni Irpef; optando per la tassazione ordinaria l’imposta lorda sarà di 2.185 euro ma potrà portare a detrazione tutti i 1000 euro di oneri deducibili, con una spesa complessiva di 1.185 euro e un vantaggio rispetto alla cedolare secca di 915 euro