Assegno di divorzio: così sono cambiate le decisioni dei giudici

E hanno concluso: niente assegno alla donna poiché «è solo a lei che deve imputarsi, in spregio al principio di autoresponsabilità appena richiamato, la responsabilità per la sua attuale situazione». L’ormai ex marito è stato chiamato a versarle 1.200 euro al mese solo per un anno da ora, ultima finestra di aiuto. Del resto lui stesso si era offerto di dargliene mille, con lo stesso limite. Poi però basta. E lei è stata condannata a pagare le spese processuali di lui.

«Può fare da sola»
Stesso giorno, 24 maggio. A Venezia anche il giudice Tania Vettore nel fissare per il prossimo ottobre l’udienza in cui una (ex) coppia si presenterà per (continuare a) discutere il proprio divorzio richiama a sua volta fin da ora la sentenza 11.504: «Il parametro del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio appare privo di rilevanza — scrive — per la concessione dell’assegno divorzile».

Precisa che comunque «la signora abita la casa familiare» e anche se «sostiene di non riuscire in ragione della sua età e inesperienza a trovare una occupazione» ha «tuttavia capacità e possibilità effettive di lavoro personale, visto anche il suo titolo di studio (laurea in Scienze politiche)». Nel frattempo neppure un assegno di mantenimento, quello tra separazione e divorzio.