Assegno di divorzio: così sono cambiate le decisioni dei giudici

La scelta del «quanto»
Appena due giorni prima, il 22 maggio, un giudice di Milano era in un certo senso andato oltre. E si era posto, dando ormai per acquisito il principio del Pi greco 11.504, non più il problema del «se» ma quello del «quanto»: e cioè ok, stabilito che la ragione dell’assegno sta solo nel garantire il minimo necessario per vivere, quant’è questo minimo?

Il giudice Giuseppe Buffone, nell’ambito di una causa di divorzio tuttora in discussione, ha emesso un’ordinanza — per sua natura «provvisoria», ma intanto è lì — che propone un parametro: quel minimo potrebbe essere lo stesso al di sotto del quale un individuo alle prese con la giustizia ha diritto al gratuito patrocinio dello Stato, vale a dire mille euro al mese. Ma «un altro parametro potrebbe essere — scrive — il reddito medio percepito nella zona in cui egli vive»: perché il necessario per vivere non è ovviamente lo stesso a Milano o a Crotone.

Tra leggi e realtà
Gli esperti in diritto di famiglia hanno già commentato la 11.504 in lungo e in largo, appena pubblicata: la Cassazione e quindi la giurisprudenza fotografano il cambiamento della società, è stata la riflessione dei più. «E la velocità con cui questa sentenza è stata raccolta mostra che ce n’era bisogno.