I pedofili prendono le foto delle loro vittime dai social network. A cosa fare attenzione

perché meno massive e quindi orientate su più congrui bersagli» e far sì che su questo fronte «siamo più efficaci, non meno liberi». Poi punta il dito sui «grandi fratelli che governano la rete», quei giganti del web che dispongono «di tutti i mezzi per indirizzare la propria influenza verso ciascuno di noi, con la conseguenza che, un numero sempre più grande di persone – tendenzialmente l’umanità intera – potrà subire condizionamenti decisivi».

Uno strapotere al quale non bisogna rassegnarsi, è il monito della Boldrini, che cita una recente intervista di Franco Bernabè per sottolineare che «Google, Apple Facebook e Microsoft, insieme, hanno una capitalizzazione di borsa equivalente al Pil della Francia», «sono più potenti dei governi» e godono di «fatturati stratosferici»: di qui il richiamo forte all’assunzione di «responsabilità», sul piano «fiscale», «lasciando risorse nei Paesi in cui fanno così lauti profitti», ma anche «editoriale». Una responsabilità alla quale sono chiamate anche le aziende, che nel 2016 hanno subito danni per 9 miliardi dagli attacchi informativi, eppure «meno del 20% fa investimenti adeguati per la protezione del proprio patrimonio informativo». E sono chiamate le famiglie: la pedopornografia dilaga in rete, con 2 milioni di immagini censite lo scorso anno e la fonte involontaria – avverte il Garante – sarebbero i social network in cui genitori postano le immagini dei figli«.