Caso Mollicone, svolta nell’inchiesta: “La studentessa uccisa in caserma”

Omicidio Mollicone, a sedici anni dalla morte della studentessa di Arce, nel Frusinate, arriva l’inaspettato colpo di scena. La ragazza il 1 giugno del 2001 sarebbe entrata viva ed uscita morta dalla caserma dei carabinieri. A riferirlo ai giudici, sette anni dopo l’assassinio della studentessa 18enne, non è stato solo il povero brigadiere Santino Tuzi, poi morto suicida, ma anche una perizia calligrafia fatta sul registro delle presenze trovato in un cassetto dell’edificio militare e dal quale erano stati maldestramente cancellati il nome e il cognome della sfortunata Serena. Ad annotare i dati anagrafici e l’orario d’ingresso in caserma era stato proprio Santino Tuzi.

A questo primo colpo di scena, in queste ore, se ne è aggiunto un altro. Il settimanale Giallo ha dedicato la prima pagina con un ampio reportage a firma del bravo Gian Pietro Fiore all’interno all’evoluzione investigativa avvenuta nelle ultime settimane e che il procuratore capo di Cassino Luciano D’Emmanuele. Per l’assassinio di Serena sono attualmente indagati con la grave accusa di omicidio l’ex comandante della caserma, l’allora maresciallo Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie, tutti residenti a Teano.

Nell’edizione in edicola da giovedì 15 giugno il giornalista di Giallo così scrive: «Quello che si è sempre sospettato, è la realtà: nuove analisi scientifiche avrebbero finalmente consentito di accertare che Serena Mollicone venne uccisa proprio all’interno della caserma. A questa conclusione clamorosa si è potuti giungere grazie alla perizia dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, la stessa specialista che era riuscita a isolare il Dna di “Ignoto 1” sul cadavere della piccola Yara Gambirasio.