Caso Mollicone, svolta nell’inchiesta: “La studentessa uccisa in caserma”

Cristina Cattaneo per sedici mesi ha esaminato il cadavere della povera Serena e ha appurato un particolare importantissimo: le lesioni presenti sulla sua testa sono compatibili con lo sfondamento di una delle porte di un alloggio della stazione dei carabinieri di Arce, all’epoca disabitato. Quello stesso alloggio, la mattina della sparizione di Serena, venne fatto pulire in tutta fretta dai Mottola. Serena, dunque, da quella caserma sarebbe entrata viva e uscita morta. Ma le novità nelle indagini non finiscono qui.

Le analisi scientifiche eseguite dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo avrebbero anche consentito, a distanza di 16 anni, di rilevare sulla porta dell’appartamento nella caserma di Arce dove sarebbe stata uccisa Serena le tracce di un pugno. Corrisponderebbe proprio alla mano di uno dei tre, madre, padre e figlio, indagati per omicidio. Com’è stato possibile scoprirlo? Agli indagati è stato fatto un calco della mano e, comparandolo con il segno lasciato sulla porta, è risultato che il pugno corrisponde esattamente alla mano di uno dei tre».