El Alamein: “Mancò la fortuna, non il valore”

Dopo aver scelto il luogo ritenuto più adatto per lo scontro (individuato sulla base di precise caratteristiche geografiche) e aver preparato meticolosamente ogni dettaglio dell’operazione, gli inglesi guidati da Montgomery si mossero con l’intenzione di aprirsi un corridoio nei campi minati predisposti dalle forze dell’Asse a difesa del loro schieramento, per poi giungere ad affrontare il nemico in uno scontro diretto.

E’ la sera del 23 ottobre quando comincia l’assalto. Che fin da subito incontra una forte resistenza da parte delle truppe italiane e tedesche. Quando Montgomery capisce che l’offensiva sta perdendo la sua spinta, si ferma per riorganizzare le truppe. L’esperto generale si rende conto del fatto che la linea dell’Asse è ancora intatta, ma sa anche che le operazioni fino a quel momento compiute in circa sei giorni di battaglia hanno notevolmente ridotto la forza effettiva dei carri di Rommel.

A quel punto dà ordine di far partire la seconda ondata offensiva degli alleati, che il 2 novembre impiegano contro gli italo tedeschi circa 800 carri armati, sostenuti dal fuoco di 360 cannoni. E nella notte tra il 3 e il 4 novembre, nonostante la strenua difesa delle posizioni, le ormai esigue forze dell’Asse, sono costrette ad arretrare. E a predisporre una nuova linea difensiva, con l’Afrika Korps attestata a semicerchio, con gli italiani della Ariete, della Littorio e di quel che resta della divisione Trieste a presidiare il fronte sud. Ancora più giù le postazioni difese dalla brigata paracadutisti Ramcke, dalla Pavia e dalla Folgore.