Equitalia chiude i battenti, ma arrivano 100mila avvisi

Roma Da oggi Equitalia non esiste più: si è trasformata in Agenzia delle Entrate – Riscossione.

Ma non per questo i contribuenti hanno smesso di soffrire tra cartelle, ganasce, rateazioni e rimborsi. Le vessazioni del fisco rimarranno anche se sotto una nuova insegna: quella delle Entrate.

«Era una promessa, è diventata realtà», s’è vantato ieri Matteo Renzi che aveva ideato il progetto con il decreto fiscale di fine 2016. Forse farebbe meglio a fare finta di nulla perché da oggi il «Grande Fratello» fiscale diventa onnipervasivo. Che cosa cambia, infatti? Diventando un braccio operativo delle Entrate, che è l’ente titolato ad emettere gli avvisi di pagamento, il fisco può mettere subito le mani nei conti correnti dei debitori e procedere al pignoramento se la pendenza non viene saldata entro 60 giorni.

Fintantoché è esistita Equitalia, che si occupava della consegna delle cartelle esattoriali e dei relativi incassi, era necessario aspettare che le Entrate fornissero tutti i dati prima che si potesse avviare una procedura esecutiva. Da oggi in poi, invece, questo passo viene saltato e quindi sarà meglio pagare quanto viene richiesto per evitare eventuali «blocchi».

Ovviamente resta sempre la possibilità di presentare un ricorso in commissione tributaria, ma – con questa spada di Damocle sulla testa – è bene pensarci due volte prima di seguire la lunga via giudiziaria. Il governo ha spiegato che l’accorpamento dovrebbe migliorare l’efficienza della riscossione (che rappresenta meno di un decimo rispetto alla stima dell’evasione annua).