Emigrati italiani, siamo tornati al dopoguerra: sono oltre 250mila

Emigrati italiani, siamo tornati al dopoguerra: sono oltre 250mila

La crisi economica iniziata nel 2008 ha fatto lievitare nuovamente il numero di italiani che hanno lasciato il nostro Paese, tornando a cifre viste soltanto nel periodo postbellico

In questi mesi si parla molto dei migranti che arrivano sulle coste italiane, ma c’è un dato ancor più allarmante e in costante crescita: quello degli italiani emigrati all’estero. Dopo gli intensi movimenti degli anni ’50 e ’60, il flusso è andato ridimensionandosi negli anni ’70 e fortemente riducendosi nei tre decenni successivi, fino a collocarsi al di sotto delle 40.000 unità annue. Invece, a partire dalla crisi del 2008 e specialmente nell’ultimo triennio, le partenze hanno ripreso vigore e, secondo stime, hanno raggiunto gli elevati livelli postbellici, quando erano poco meno di 300.000 l’anno gli italiani in uscita.

Sono le anticipazioni del Dossier Statistico Immigrazione 2017 di Idos e Confronti. Sotto l’impatto dell’ultima crisi economica, che l’Italia fa ancora fatica a superare, i trasferimenti all’estero hanno raggiunto le 102.000 unità nel 2015 e le 114.000 unità nel 2016, mentre i rientri si attestano sui 30.000 casi l’anno. A emigrare sono sempre più persone giovani con un livello di istruzione superiore. Tra gli italiani con più di 25 anni, registrati nel 2002 in uscita per l’estero, il 51% aveva la licenza media, il 37,1% il diploma e l’11,9% la laurea ma già nel 2013 l’Istat ha riscontrato una modifica radicale dei livelli di istruzione tra le persone in uscita: il 34,6% con la licenza media, il 34,8% con il diploma e il 30,0% con la laurea, per cui si può stimare che nel 2016, su 114.000 italiani emigrati, siano 39.000 i diplomati e 34.000 i laureati.