L’addio amaro del Generale Marco Bertolini: “Preparatevi alla guerra”

Non potrebbe essere altrimenti. Bertolini è infatti una leggenda vivente delle nostre forze armate: quintessenza del paracadutista incursore, non s’è negato un conflitto, dal Libano (dove nel 1982 fu ferito ed ebbe una medaglia d’oro) in poi. Somalia, Balcani, Afghanistan, sempre in prima fila. Un uomo d’azione e di grande carisma, di quelli che piacciono ad americani e inglesi, che infatti scelsero lui, parà italiano, come capo di stato maggiore della missione in Afghanistan nel 2008 nel momento di massimo urto dei taleban.

Uno che ama parlare chiaro e mai a caso. «Guardiamo a quanto accade fuori dai nostri confini con più rispetto. Osserviamo la vera realtà, non quella delle fiction di prima serata o di alcuni superficialissimi talk-show». Sulla sua scrivania si accavallano le notizie dai teatri dove sono schierati i nostri, in Afghanistan, in Iraq, in Libano, nei Balcani, nel Mediterraneo, che non inducono ad alcun ottimismo. «In Italia ci ostiniamo a voler credere di vivere nel migliore dei mondi possibili. Non è così».

Se lo amano tanto, i militari, è anche perché Bertolini non ha mai avuto paura, né delle pallottole, né delle parole. Nel 1997, rimbrottò Beniamino Andreatta che lamentava l’omertà tra i paracadutisti: «È un termine che non mi piace.