Igor il russo, cento giorni da fantasma

ARGENTA. Ha un nome corto, Igor e un cognome spigoloso, Vaclavic: da 100 giorni tutta Italia sa tutto o quasi di lui, ancor più dei latitanti di mafia e camorra braccati da decenni. Lo conoscono come Igor il russo, e non importa se all’anagrafe ha un nome quasi anomino, da impiegato, Norbert Feher ed è serbo di nascita. Lui è e resta Igor.

Da 100 giorni, dall’1 aprile scorso quando uccise a Budrio Davide Fabbri e 7 giorni dopo fece altrettanto nel Mezzano con Valerio Verri, ferendo gravemente Marco Ravaglia che si salvò solo ingannandolo fingendosi morto, Igor è diventato un fantasma. Prima ficcandosi dentro quel labirinto di acqua e boscaglia che sono le Valli tra Marmorta e Campotto e le campagne tra Molinella e Argenta fino a Portomaggiore, dove lui stesso per anni ha abitato, allo stato brado. Poi, finendo chissà dove.

Dopo 100 giorni lo cercano ancora qui: o meglio, spiegano gli inquirenti, i controlli nella zona dove si era nascosto continuano perchè «da qui non se ne va nessuno prima che non venga fermato e arrestato: qui o in Serbia e in chissà quale altra parte d’Italia o d’Europa».

E’ vero, la task force di un migliaio di persone – tra reparti speciali e carabinieri di due province – non c’è più sul campo: è ridotta, ridottissima. Ma restano ugualmente i controlli, in tutto l’Argentano, anche se ripensati, ovviamente.