Igor il russo, cento giorni da fantasma

E resta anche un piccolo contingente di Tuscania o Cacciatori di Calabria poche decine di soldati, per “tenere la posizione”, intervenire in caso di segnalazioni o richieste di intervento: una scelta obbligata, perchè smobilitare tutto non è possibile, sia dal punto di vista investigativo ma soprattutto d’immagine.

E allora, attivo, anzi attivissimo oggi più di ieri, è l’apparato investigativo: i controlli di intelligence (come si chiamava pomposamente) con tutte le attività di intercettazione, verifiche su ogni segnalazione e su chiunque abbia avuto il minimo contatto in passato con Igor Vaclavic/Norbert Feher. Un lavoro che però non ha dato frutti sperati: Igor sembra davvero essere un fantasma. Tanto che tra gli inquirenti c’è anche chi – seppure avesse scartato l’ipotesi nei primi tempi – adesso ti butta lì, pur dubitativo: «e se fosse morto davvero là dentro?» Chissà! Ma c’è anche chi, tra i tanti che lo hanno cercato, dice senza freni che è tutta colpa di quel «cogli l’attimo» sfumato, fatto sfumare.

Era la sera dell’8 aprile scorso, Igor/Norbert aveva appena ucciso Valerio Verri e ferito Marco Ravaglia. Era in fuga con un Fiorino bianco che aveva rubato, poi intercettato dalle gazzelle dei carabinieri era stato fermato a Marmorta: i militari di pattuglia lo avevano visto scendere dal furgone, mani alzate ma non hanno “colto l’attimo”, «non c’ erano condizioni di sicurezza per intervenire», per sparargli, la risposta ufficiale.

Quella ufficiosa è che chi ce l’aveva davanti quella sera, chiese informazioni su cosa fare: gli dissero «Attendete rinforzi». Quando arrivarono, Igor era già dentro “casa sua”, le valli. Da quella sera sono scattate le ricerche, la caccia all’uomo, con centinaia di uomini dei migliori reparti speciali a braccarlo: Cacciatori di Calabria e di Sardegna, reparto del Tuscania, Gis, Paracatudisti e poi i reparti antiterrorismo Uopi della Polizia.