Assegno al coniuge post divorzio: stop agli assegni troppo elevati

Il diritto all’assegno di divorzio andrà quindi negato tout court in presenza di «mezzi adeguati» dell’ex coniuge richiedente o delle effettive possibilità «di procurarseli», vale a dire della “indipendenza o autosufficienza economica” dello stesso.

Nell’ipotesi in cui il coniuge richiedente dimostri di non possedere «mezzi adeguati» o di non poterseli procurare «per ragioni oggettive», il diritto dovrà invece essergli riconosciuto.

Non è più quindi configurabile, come un interesse giuridicamente rilevante o protetto, quello dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale, anche perché – in carenza di ragioni di «solidarietà economica» – l’eventuale riconoscimento del diritto si risolverebbe in un ingiustificato ed illegittimo arricchimento. Del resto immaginare un qualsivoglia criterio – quale è quello del “tenore di vita matrimoniale” – che sia legato ad una sorta di ultra-attività del concetto di “assistenza” costituisce un vero e proprio vulnus dei diritti assicurati alla persona da norme anche di rango sovranazionale, come la Carta Europea.

A queste osservazioni innovative ha fatto eco la seconda sentenza, la 15481 del 22 giugno 2017, con la quale sempre la Prima Sezione – presidente Di Palma, relatore Genovese – approfondisce il tema rispetto ad una pronuncia della Corte di Appello di Roma che, in tema di revisione dell’assegno divorzile, pur avendo ridotto l’importo dell’assegno medesimo, ne aveva comunque confermato la debenza.

La Cassazione ha così accolto il ricorso di un funzionario romano in pensione con duemila euro al mese e un tfr da 61mila euro che tutti i mesi, per «evidente divario economico tra le parti» e per consentirle «un tenore di vita in linea con la convivenza», doveva versare cento euro alla ex moglie che aveva una pensione di 1141 euro.

La pronuncia non solo ha reiterato la valenza della sentenza 11504/2017, ma ha affermato ulteriori aspetti di assoluta rilevanza. La Corte ha in particolare osservato come, anche nel procedimento di revisione, debbano considerarsi operativi i principi riconosciuti dalla sentenza n. 11504/2017, ribadendo che l’accertamento giudiziale del diritto all’assegno divorzile si articola in due fasi.