Assegno al coniuge post divorzio: stop agli assegni troppo elevati

Una prima fase, concernente l’“an debeatur”, è informata al principio dell’auto-responsabilità economica di ciascuno dei coniugi quali “persone singole” ed ha per oggetto la verifica giudiziale della sussistenza dei presupposti di legge ai fini del riconoscimento, o meno, del diritto all’assegno divorzile.

La seconda fase, riguardante il “quantum debeatur”, è invece improntata al principio della solidarietà economica dell’ex coniuge obbligato alla prestazione dell’assegno nei confronti dell’altro quale persona economicamente più debole ed investe soltanto la determinazione dell’importo dell’assegno stesso.

Il Giudice del divorzio, chiamato a decidere sul riconoscimento o meno dell’assegno, deve quindi verificare, nella fase dell’”an debeatur”, se la domanda dell’ex coniuge richiedente soddisfa le relative condizioni di legge (mancanza di “mezzi adeguati” o, comunque, impossibilità “di procurarseli per ragioni oggettive”), non con riguardo ad un “tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio”, ma “con esclusivo riferimento all’indipendenza o autosufficienza economica” dello stesso, desunta dai principali “indici” – salvo altri, rilevanti nelle singole fattispecie – del possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri “lato sensu” imposti e del costo della vita nel luogo di residenza dell’ex coniuge richiedente), della capacità e possibilità’ effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all’età, al sesso e al mercato del lavoro dipendente o autonomo), della stabile disponibilità di una casa di abitazione.

Tutto questo sulla base delle pertinenti allegazioni deduzioni e prove offerte dal richiedente medesimo, sul quale incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all’eccezione ed alla prova contraria dell’altro ex coniuge.

Il Giudice, nella successiva (eventuale) fase del “quantum debeatur”, deve tenere conto di tutti gli elementi indicati dalla legge (“condizioni dei coniugi”, “ragioni della decisione”, “contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune”, “reddito di entrambi”) e valutare “tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio” al fine di determinare in concreto la misura dell’assegno divorzile, sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte, secondo i normali canoni che disciplinano la distribuzione dell’onere della prova.

La Cassazione, dando ragione al reclamo dell’ex marito, ha pertanto stabilito che la Corte di Appello di Roma dovrà rivedere il caso, uniformandosi alla sentenza 15481/2017 e, dunque, senza prendere come riferimento il parametro del “tenore di vita”, bensì quello dell’”indipendenza o autosufficienza economica”.